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Speciale

1994-01-01

I MISSIONARI CHE HANNO PERSO LA VITA NEL CORSO DEL 1994

Roma (AIF) - “Al termine del secondo millennio la Chiesa è diventata nuovamente Chiesa di martiri - afferma Giovanni Paolo II nella Lettera apostolica Tertio millennio adveniente -... Le persecuzioni nei riguardi dei credenti, sacerdoti, religiosi e laici, hanno operato una grande semina di martiri in varie parti del mondo”. Queste parole del Papa trovano drammatica conferma nelle cifre: nell’ultimo trentennio (1964/1994) la folta schiera di coloro che hanno perduto la vita a causa della fede nella missione “ad gentes” si avvicina al numero di 500.

Il martirologio della Chiesa si allunga incessantemente dai tempi Apostolici, e come si estendono i confini della missione così aumenta il numero di quanti hanno versato il loro sangue per diffondere la Buona Novella fino agli estremi confini della terra: il loro sacrificio testimonia ancora una volta al mondo contemporaneo la perenne attualità del Vangelo e la grande vitalità della Chiesa.

Solo nel 1994 sono morti 21 missionari tra sacerdoti, religiosi, religiose e laici in 8 diversi Paesi. Ad essi vanno aggiunte le vittime dei tragici eventi accaduti nel Rwanda, il cui elenco, tuttora provvisorio, conta 248 perdite tra le file del personale ecclesiastico: un autentico olocausto per la Chiesa rwandese.

Per molti di loro non c’è stato posto sui mass media, né può fare notizia la fedeltà di tanti Pastori che anche oggi rimangono eroicamente al loro posto, in situazioni tragiche, mettendo a repentaglio la propria vita in ogni istante.

Per il terzo anno consecutivo il Movimento giovanile missionario delle Pontificie Opere Missionarie dedica la giornata del 24 marzo, vigilia dell’Annunciazione, proprio al ricordo dei missionari e delle missionarie martiri: vescovi, sacerdoti, religiosi, religiose e laici, perché non siano dimenticati questi “pionieri del Vangelo”, come li definì Paolo VI.

“Hanno dato la vita” è il messaggio della “Giornata di preghiera e di digiuno” del prossimo 24 marzo ed è anche “il grido che sentiamo risuonare nella nostra vita e in quella delle nostre comunità ecclesiali - afferma il sussidio preparato per l’occasione dalle POM - perché risveglino il loro ardore missionario, riprendano la via dell’incontro e della condivisione con gli uomini che vivono nelle nostre città, nei nostri quartieri e soprattutto con quelli che vivono lontano da noi, immersi nella miseria, oppressi da ingiustizie, perseguitati a causa della fede”.

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