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2013-12-13

ASIA/INDIA - Sui diritti dei dalit, il Premier riceve i vescovi: i cristiani chiedono che “non sia solo un bluff”

New Delhi (Agenzia Fides) – Il Premier indiano Manmohan Singh ha ricevuto ieri, 12 dicembre, i Vescovi cristiani, porgendo le scuse per “l’aggressione al corteo pacifico” del giorno precedente; i cristiani chiedono che “l’incontro non sia solo un bluff, un meeting formale per non perdere consenso in vista della elezioni”. “Questo lo si vedrà solo se la legge del 1950 che promuove la discriminazione dei dalit (gli intoccabili) cristiani e musulmani sarà cambiata o abrogata”, dice una nota inviata all’Agenzia Fides dal “Catholic Secular Forum” (CSF), Ong presente alla manifestazione. Nella protesta dell’11 dicembre a Delhi, l’Arcivescovo cattolico di Delhi, Anil Couto e altri vescovi cristiani protestanti, che guidavano un corteo per promuovere i diritti dei dalit, erano stati fermati dagli agenti e condotti in una stazione di polizia, dove sono rimasti fino a sera, poi rilasciati (vedi Fides 11/12/2013). Nella manifestazione preti e suore sono stati percossi dalle forze dell’ordine.
“Il Primo Ministro ha accettato di vedere i nostri leader, ma aspettiamo risultati concreti. Il governo emette ordinanze esecutive su questioni di minore importanza, perché non può emetterne una per sanare la discriminazione che penalizza i dalit non indù? Chi pagherà per l' indignazione e il sottosviluppo accumulati dalle comunità cristiane e musulmane negli ultimi 60 anni? Chiediamo anche un intervento della Corte Suprema”, nota CSF.
I cristiani ritengono che “questo sia un momento favorevole per affrontare la questione dei dalit. E’ il momento di intensificare la pressione sui partiti e sulle istituzioni. Il Premier cerca il consenso delle minoranze cristiane e musulmane”, afferma CSF.
Le Chiese cristiane dell’India contestano un provvedimento risalente al 1950, quando il Parlamento approvò l'art. 341 della Costituzione: in base all’articolo, la legge riconosce diritti e vantaggi di tipo economico, educativo e sociale solo ai dalit indù, escludendo dai benefici i dalit cristiani e musulmani. In seguito, nel 1956 e nel 1990, la discriminazione venne estesa anche ai dalit buddisti e sikh. (PA) (Agenzia Fides 13/12/2013)

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