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2013-08-08

AFRICA/CONGO - Iniziato il processo per le esplosioni del 2012; ancora diversi sinistrati senza casa

Brazzaville (Agenzia Fides)-Si è aperto il 6 agosto, a Brazzaville il processo nei confronti di una ventina di militari accusati di aver provocato una serie di esplosioni nella caserma di Mpila situata in un’area periferica della capitale della Repubblica del Congo.
Domenica 4 marzo 2012, quattro potenti deflagrazioni avevano sconvolto Brazzaville al punto che gli abitanti ebbero il timore dell’inizio di una nuova guerra. In seguito, numerose esplosioni di minor entità si sono susseguite dovute all’incendio dell’arsenale nazionale dell’esercito di Mpila, alla periferia est della capitale, dove è situata la residenza privata del Presidente della Repubblica, Denis Sassou Nguesso.
Lo scoppio di missili, bombe e munizioni aveva quasi raso al suolo gli edifici dei popolosi quartieri di Talangai, Ouenzé e Mpila, causando, secondo il bilancio ufficiale, 282 morti, più di 2.300 feriti e 17.000 senza tetto. L’onda d’urto delle deflagrazioni raggiunse perfino Kinshasa, capitale della Repubblica Democratica del Congo, causando lesioni materiali e attacchi di panico tra la popolazione.
Anche diverse strutture ecclesiali vennero fortemente danneggiate: la chiesa di San Luigi dei Francesi, nel quartiere di Mpila, crollata poco dopo la conclusione della santa Messa domenicale: il parroco, dopo la prima forte detonazione, era riuscito a far evacuare il luogo di culto, ma un gruppo di fedeli, membri di una confraternita, si era trattenuto più a lungo nell’edificio, crollato poco dopo a seguito della seconda esplosione, causando alcuni morti e feriti. Anche il liceo delle Suore della Divina Provvidenza di Ribeauvillé, nel quartiere di Ouenzé, ha subito profonde lesioni strutturali, rendendolo pressoché inagibile. Numerose, inoltre, sono le parrocchie, le scuole e le strutture assistenziali della Chiesa cattolica danneggiate. La Chiesa cattolica, fin dalle prime ore dopo la sciagura, è stata in prima linea per assistere i feriti e mettere a disposizione le sue strutture in modo da garantire un riparo, cibo e assistenza a quanti erano stati colpiti dal sinistro. Circa 14.000 persone furono ospitate nelle strutture dall’Arcidiocesi, come la Place Mariale, adiacente alla Cattedrale, in cui hanno trovato rifugio novemila persone; la parrocchia di Notre-Dame du Rosaire nel popoloso quartiere di Bacongo dove sono stati accolti milleduecento sfollati; le comunità dei Martiri ugandesi, di San Gregorio di Massengo e tante altre hanno aperto le porte dell’ospitalità.
Secondo fonti locali contattate da Fides, la tragedia sarebbe stata provocata da alcuni ambienti militari per manifestare al Presidente della Repubblica il loro malcontento, in ordine ad alcune promozioni in seno all’esercito. Sembra che i responsabili del presunto attentato, tuttavia, non avessero calcolato gli effetti devastanti delle esplosioni, sfuggite al loro controllo, provocando diverse vittime e feriti tra gli stessi militari in servizio.
Lo Stato oltre a risarcire le vittime aveva promesso di finanziare la costruzione di un nuovo quartiere, dotato di cinquemila abitazioni, a Kintelé, a circa 25 Km dalla capitale. Queste disposizioni, apparentemente positive, hanno invece creato forti tensioni sociali tra la popolazione: le liste degli aventi diritto agli indennizzi, infatti, sono incomplete e hanno escluso buona parte dei sinistrati. Il 1° agosto la polizia ha disperso una manifestazione di sfollati che protestavano perché costretti ancora a vivere in tende di fortuna. (L.M.) (Agenzia Fides 8/8/2013)

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