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Speciale

2004-12-04

“IN FAVORE DEL VERO MATRIMONIO” - Nota del Comitato Esecutivo della Conferenza Episcopale Spagnola, Madrid, 15 luglio 2004

1. Lo scorso 29 giugno, il Congresso dei Deputati ha votato a favore di un disegno di legge del Partito Socialista, in cui si chiedeva la piena equiparazione legale delle unioni tra persone dello stesso sesso al vero matrimonio. Il Governo, tramite il Ministro della Giustizia, annunciò prontamente che nel mese di settembre avrebbe fatto pervenire alla Camera un Progetto di Legge in questo senso, confidando che il cosiddetto matrimonio omosessuale fosse legalmente possibile già all’inizio del prossimo anno. Sono state votate, inoltre, diverse proposte di legge che legittimerebbero le unioni omosessuali in diversi modi.

2. Le persone omosessuali, come tutti, possiedono l’inalienabile dignità che corrisponde ad ogni essere umano. Non è accettabile in nessun modo il loro disprezzo, maltrattamento o discriminazione. È evidente che, come persone, hanno nella società gli stessi diritti di qualsiasi cittadino e che, come cristiani, sono chiamati a partecipare alla vita e alla missione della Chiesa. Condanniamo, ancora una volta, le espressioni dirette ed i comportamenti che ledono la dignità ed i diritti di queste persone, e ci appelliamo ai cattolici affinché le rispettino e le accolgano come si conviene ad una carità vera e coerente.

3. Nonostante questo, di fronte all’inusitata innovazione legale annunciata, abbiamo anche il compito di ricordare qualcosa di così ovvio e naturale, come il fatto che soltanto due persone di sesso diverso, una donna ed un uomo, possono contrarre matrimonio. Due persone dello stesso sesso non hanno il diritto di unirsi in matrimonio tra loro. Lo Stato, da parte sua, non può riconoscere un diritto inesistente, se non agendo in un modo arbitrario che va oltre le sue capacità e che, senza dubbio, recherà serio danno al bene comune. Le ragioni che avallano queste affermazioni sono di ordine antropologico, sociale e giuridico. Le rivediamo brevemente seguendo da vicino i recenti orientamenti del Papa a questo proposito .

4. a) I significati di unità e procreazione della sessualità umana si fondano nella realtà antropologica della differenza sessuale e della vocazione all’amore che nasce da questa, aperta alla fecondità. Questo insieme di significati personali rende l’unione corporale dell’uomo e della donna nel matrimonio come l’espressione di un amore per il quale fanno dono di sé, in modo tale che questa donazione reciproca diventi una vera comunione tra persone che, mentre rende piene le loro esistenze, è anche il degno ambito per l’accoglienza di nuove vite. Le relazioni omosessuali, invece, dal momento che non esprimono il valore antropologico della differenza sessuale, non realizzano la complementarietà dei sessi, né possono generare dei figli.
A volte, contro queste affermazioni, si argomenta che oggi la sessualità può essere separata dalla procreazione e che, di fatto, avviene così grazie alle tecniche, che da un lato permettono il controllo della fecondità e dall’altro rendono possibile la fecondazione nei laboratori. Nonostante questo, bisogna dire che queste possibilità tecniche non possono essere considerate come valido sostituto delle relazioni personali integre, che costituiscono la ricca realtà antropologica del vero matrimonio. L’uso della tecnologia che disumanizza la vita non costituisce un fattore di vero progresso nella configurazione dei rapporti coniugali, di filiazione e fraterni.
Il bene supremo per i bambini esige, ovviamente, che non li si ordini ai laboratori, ma neanche che vengano adottati da coppie di persone dello stesso sesso. Non riuscirebbero a trovare in queste unioni la ricchezza antropologica del vero matrimonio; unico ambito dove, come Giovanni Paolo II ha ricordato recentemente all’Ambasciatore di Spagna presso la Santa Sede, le parole padre e madre possono “pronunciarsi con gioia e senza inganno”. Non esistono ragioni antropologiche né etiche che permettano di fare esperimenti con qualcosa di così fondamentale come il diritto dei bambini di conoscere il loro padre e la loro madre e di vivere con loro, o, laddove ciò non fosse possibile, di contare almeno su un padre o una madre adottivi in grado di rappresentare la polarità sessuale coniugale. Le figure del padre e della madre sono fondamentali per la piena identificazione sessuale della persona. Nessuno studio ha messo in discussione queste evidenze in modo convincente.

4. b) L’importanza dell’unico vero matrimonio per la vita dei popoli è tale da poter difficilmente trovare ragioni sociali più forti di quelle che obbligano lo Stato al suo riconoscimento, tutela e promozione. Si tratta, in effetti, di un’istituzione ancor più primordiale dello Stato stesso, iscritta nella natura della persona come essere sociale. La storia universale lo conferma: nessuna società ha concesso alle relazioni omosessuali il riconoscimento giuridico dell’istituzione matrimoniale.
Il matrimonio, come espressione istituzionale dell’amore dei coniugi che realizzano sé stessi come persone e che generano ed educano i loro figli, è la base insostituibile della crescita e della stabilità della società. Non può esistere vera giustizia e solidarietà se alle famiglie, basate sul matrimonio, vengono tolte le basi della loro formazione umana. Se lo Stato legalizza un ipotetico matrimonio tra persone dello stesso sesso, l’istituzione matrimoniale ne risulterà seriamente danneggiata. Falsificare il denaro significa svalutare la moneta legale e mettere in pericolo l’intero sistema economico. Allo stesso modo, equiparare le unioni omosessuali ai veri matrimoni rappresenta introdurre un pericoloso fattore di dissoluzione dell’istituzione matrimoniale, e con essa, del giusto ordine sociale.
Si dice che lo Stato dovrebbe eliminare la secolare discriminazione subita dagli omosessuali, che non possono unirsi in matrimonio, Occorre, sicuramente, proteggere i cittadini da ogni discriminazione ingiusta, ma è altrettanto necessario proteggere la società dalle ingiuste pretese dei gruppi o degli individui. Non è giusto che due persone dello stesso sesso vogliano sposarsi e il fatto che le leggi lo impediscano non suppone nessuna discriminazione. Invece, sarebbe sicuramente ingiusto e discriminatorio che il vero matrimonio fosse trattato uguale all’unione tra persone dello stesso sesso dal momento che non ha e non può avere lo stesso significato sociale. Va anche notato, tra l’altro, che la discriminazione del matrimonio non aiuterà assolutamente a superare la profonda crisi demografica che ci affligge.

4. c) Si argomentano anche ragioni di tipo giuridico per giustificare la finzione legale del matrimonio tra persone dello stesso sesso. Si dice che questa sarebbe l’unica maniera per evitare che non possano godere di certi diritti che spettano loro in quanto cittadini. In realtà, la cosa giusta sarebbe ricorrere al diritto comune per ottenere la tutela di situazioni giuridiche d’interesse reciproco.
Dobbiamo invece pensare agli effetti di una legislazione che apre le porte all’idea che il matrimonio tra uomo e donna sarebbe soltanto uno dei possibili matrimoni, alla pari dei diritti con altri tipi di matrimonio. L’influenza pedagogica sulle menti delle persone e le limitazioni, anche giuridiche, delle loro libertà che si potrebbero suscitare sarebbero, senza dubbio, molto negative. Sarà possibile continuare a sostenere il senso vero del matrimonio e ad educare i figli secondo questo, senza che genitori ed educatori vedano calpestato questo diritto da un nuovo sistema legale contrario alla ragione? Non si finirà per imporre a tutti, con la pura forza della legge, una veduta delle cose contraria alla verità del matrimonio?

5.- Pensiamo, dunque, che il riconoscimento delle unioni omosessuali, e ancor peggio la loro equiparazione al matrimonio, rappresenterebbe un errore ed un’ingiustizia dalle conseguenze molto negative per il bene comune ed il futuro della società. Naturalmente, soltanto l’autorità legittima ha la potestà di stabilire le norme che regoleranno la vita sociale, ma è anche evidente che tutti possiamo e dobbiamo collaborare, con l’esposizione delle idee e con l’esercizio di comportamenti ragionevoli, affinché queste norme rispondano ai principi della giustizia e contribuiscano veramente al raggiungimento del bene comune. Invitiamo dunque tutti, specialmente i cattolici, ad usare ogni mezzo legittimamente in loro potere nel nostro sistema democratico, affinché le leggi del nostro paese risultino favorevoli all’unico vero matrimonio. In particolar modo, dinanzi la situazione in cui ci troviamo, “il parlamento cattolico ha il dovere morale di esprimere pubblicamente in modo chiaro il suo disaccordo e di votare contro il progetto di legge” che intende legalizzare le unioni omosessuali.

6.- L’istituzione del matrimonio, con tutta la bellezza propria del vero amore umano, forte e fertile anche nel mezzo delle sue fragilità, è molto apprezzata da tutti i popoli. È una realtà umana che risponde al piano creatore di Dio e che, per i battezzati, è sacramento della grazia di Cristo, sposo fedele che ha dato la sua vita per la Chiesa, rendendola madre felice e feconda di tanti figli. Proprio per questo, la Chiesa riconosce il valore sacro di ogni vero matrimonio, anche quello contratto da coloro che non professano la nostra fede. Insieme a tante persone dalle ideologie e culture molto diverse, siamo impegnati nel fortificare l’istituzione matrimoniale, innanzitutto offrendo ai giovani esempi da seguire e stimoli da assecondare. In questo progetto per una civiltà dell’amore, le persone omosessuali saranno rispettate ed accolte con amore. Invochiamo per tutti la benedizione di Dio e l’aiuto di Maria Santissima e di San Giuseppe.

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