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2013-04-25

ASIA/SIRIA - Rapporto sulla Libertà religiosa: aumenta la violenza settaria e confessionale

Washington (Agenzia Fides) – La recente distruzione del minareto della mosche degli Omayyadi ad Aleppo e il rapimento di due vescovi ortodossi, notano fonti di Fides, simboleggiano “l’aver varcato una linea rossa” nel conflitto siriano. Sul terreno di battaglia sono in costante aumento violazioni dei diritti umani, abusi della libertà religiosa, attacchi a luoghi o persone motivati dalla religione: è l’allarme lanciato dal nuovo Rapporto titolato “Proteggere e promuovere la libertà religiosa in Siria”, pubblicato nei giorni scorsi dalla Commissione Internazionale sulla Libertà religiosa (USCIRF, “United States International Commission on Religious Freedom”). La Commissione è un organismo indipendente bipartisan del Congresso americano, creato nel 1998 per monitorare la libertà religiosa nel mondo e offrire raccomandazioni al governo americano.
Nel rapporto, inviato all’Agenzia Fides, si afferma che “forze governative hanno perpetrato attacchi religiosamente motivati contro civili musulmani sunniti e membri di comunità religiose di minoranza” mentre cresce “la violenza settaria e la retorica della violenza su base religiosa”. E’ “sempre più preoccupante la condizione di libertà religiosa in Siria”, segnata dall’escalation di violenza e crisi umanitaria, con forte impatto su tutte le comunità religiose.
Le proteste pacifiche iniziate a marzo 2011 – ricorda il Rapporto – non avevano sfumature religiose o settarie, mentre presidente Assad ha ordinato una repressione violenta e il regime ha affermato ripetutamente che stava combattendo “fazioni islamiste”. A dicembre 2012 il “Consiglio per i diritti umani” delle Nazioni Unite ha osservato che il conflitto era diventato sempre più polarizzato e violento, non solo tra forze pro-Assad e forze di opposizione, ma anche lungo linee etniche e religiose. E’ cresciuta “la retorica della violenza religiosa”, così come l'afflusso di elementi stranieri con un’agenda settaria ed estremista. Nella guerra – prosegue il testo – le identità etniche e religiose si intrecciano con gli aspetti politici e “interi sobborghi o quartieri delle città tendono ad essere dominati da specifici gruppi religiosi o etnici”. “Attacchi religiosamente motivati sono perpetrati dal regime di al-Assad come da parte delle forze di opposizione che cercano il suo rovesciamento, provocando gravi violazioni dei la libertà religiosa”, nota la Commissione. Tali violazioni “minacciano anche la diversità religiosa della Siria, aumentando la probabilità di violenza religiosa e di ritorsioni in una Siria post regime, quando le minoranze religiose saranno particolarmente vulnerabili”, ammonisce il testo.
Secondo fonti dell’opposizione, il regime di Assad ed i suoi miliziani hanno distrutto oltre 500.000 edifici, fra i quali case, scuole, moschee, chiese e ospedali. Anche gruppi armati nella galassia dell’opposizione, in particolare stranieri hanno perpetrato simili attacchi: Il Rapporto cita la antica sinagoga di Damasco, saccheggiata e danneggiata, distruzione di moschee sciite, rapimenti e attacchi contro leader cristiani e la profanazioni di chiese, come lo storico santuario di San Maroun, nel villaggio di Barad, nei pressi di Aleppo. (PA) (Agenzia Fides 25/4/2013)

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