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2013-04-11

ASIA/VIETNAM - Leader cristiano morto in carcere: vittima di percosse, i fedeli non credono al suicidio

Dak Nong (Agenzia Fides) – Si addensano sospetti sulla morte del leader cristiano della Chiesa evangelica vietnamita Hoang Van Ngai (noto anche come Vam Ngaij Vaj), scomparso il 17 marzo mentre era sotto custodia della polizia nel distretto di Dak Glong, provincia di Dak Nong. Come appreso dall’Agenzia Fides, la versione ufficiale fornita dagli agenti è “suicidio tramite scossa elettrica”, che la famiglia della vittima contesta fortemente, affermando che l’uomo è morto in seguito a percosse e torture.
Secondo i familiari, la moglie e la cognata di Ngai erano state arrestate il 14 marzo, per motivi tuttora da chiarire, senza alcun mandato di arresto. Ngai e suo fratello maggiore Hoang Van Pa erano finiti in carcere il giorno successivo ed erano detenuti in celle adiacenti. Alle 3.00 del mattino del 17 marzo, il fratello di Ngai ha udito rumori di un violento pestaggio provenienti dalla cella di suo fratello. Quando la polizia ha tratto Ngai fuori dalla sua cella, “era completamente inerte, come se fosse morto, con segni viola sulla gola”, racconta il fratello, testimone oculare. Il giorno dopo, la polizia ha annunciato la morte, sostenendo che l’uomo aveva “messo volontariamente le dita in una presa di corrente elettrica”.
Come riferisce a Fides l’Ong “Christian Solidairty Worldwide” (CSW), Ngai, 38enne, apparteneva a una denominazione cristiana legalmente riconosciuta nel paese, “la Chiesa evangelica del Vietnam del Sud”, ed è del gruppo etnico Hmong, notoriamente inviso alle autorità vietnamite. Fonti di Fides lo ricordano come “persona compassionevole e coraggiosa che ha aiutato i bisognosi”. Ngai aveva nemici tra i funzionari governativi, perché aveva più volte alzato la voce contro gli abusi di potere e si era rifiutato di pagare tangenti.
La sua famiglia respinge con forza la tesi del suicidio, sottolineando che oltre 300 testimoni hanno visto il corpo di Ngai “con lividi e contusioni, tagli profondi e il cranio fracassato”, stigmatizzando che l'autopsia sia stata eseguita all’insaputa dei familiari. Per questo ha presentato una lettera al Capo della Polizia di Dak Nong, chiedendo un’approfondita indagine sul caso e la punizione per i responsabili del pestaggio. Secondo CSW “la vittima può esser morta in seguito alle torture subite mentre era in custodia della polizia. Sollecitiamo una indagine seria e misure per garantire il diritto alla libertà religiosa, al fine di prevenire ulteriori violazioni contro i credenti”. (PA) (Agenzia Fides 11/4/2013)

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