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2013-04-03

ASIA/PAKISTAN - Dopo otto anni di carcere, assolto un cristiano condannato a morte per blasfemia

Lahore (Agenzia Fides) – Younis Masih, cristiano condannato a morte con false accuse di blasfemia, in carcere dal 2005, è stato assolto oggi, 3 aprile, dall’Alta Corte di Lahore, a conclusione del processo di appello. Come riferiscono fonti locali di Fides, il tribunale, accogliendo in toto la richiesta della difesa, ha rovesciato la sentenza del tribunale di primo grado, annullando la condanna e morte la multa di 100.000 rupie comminata. Il collegio giudicante, composto dai giudici Khaja Amtiaz Ahmed e Khalid Mehmood Khan, ha dichiarato Younis Masih innocente e ha ordinato il suo rilascio immediato. L’appello è stato presentato a settembre 2012 grazie a un team di avvocati cristiani e grazie al sostegno dell’Ong LEAD (“(“Legal Evangelical Association Development”). Il processo, nota a Fides Mushtaq Gill, uno degli avvocati, è stato seguito da molti musulmani, presenti anche alla lettura della sentenza. “Siamo grati a Dio perchè, dopo tanti anni, la giustizia ha trionfato per Younis Masih. Siamo fiduciosi possa accadere anche per Asia Bibi”, dice a Fides l’avvocato Gill.
Younis Masih, era stato arrestato con l'accusa di blasfemia a Lahore il 10 settembre 2005. Allora aveva 27 anni. Dopo l’accusa si era scatenata un violenza di massa: 400 musulmani armati di bastoni attaccarono e saccheggiarono il quartiere di Chungi Amer Sidhu, dove viveva la famiglia di Younis. Younis e sua moglie Meena furono malmenati, oltre 100 famiglie cristiane fuggirono dalla zona per salvarsi la vita. Younis aveva semplicemente chiesto ad alcuni vicini di casa musulmani di abbassare il volume della musica che proveniva dalla loro casa. Per questo era stato falsamente accusato di blasfemia e le moschee della zona avevano invitato i musulmani ad attaccare e bruciare case cristiane. La polizia, per placare la folla, registrò una denuncia di blasfemia contro Younis e, in un processo tenutosi in carcere per motivi di sicurezza, un tribunale di primo grado lo aveva condannato a morte nel 2007. (PA) (Agenzia Fides 3/4/2013)

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