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Africa

2013-01-31

AFRICA/LIBIA - Due comunità religiose costrette ad abbandonare la Cirenaica. Mons. Martinelli: “Nei prossimi giorni si prevedono momenti difficili”

Tripoli (Agenzia Fides)-“Due comunità religiose lasciano la Cirenaica dopo aver subito pressioni dai fondamentalisti” denuncia all’Agenzia Fides Sua Ecc. Mons. Giovanni Innocenzo Martinelli, Vicario Apostolico di Tripoli, che riferisce che nell’est della Libia, “la situazione è critica”.
“Il 20 febbraio sono previste imponenti manifestazioni in tutta la Cirenaica per cui il Vicario Apostolico di Bengasi è stato avvertito di lasciare la chiesa a partire dal 13 febbraio e di mettersi al riparo” continua Mons. Martinelli.
Il Vicario Apostolico di Tripoli traccia il quadro della situazione della Chiesa in Cirenaica. “nei giorni scorsi sono stati costretti ad abbandonare Derna la congregazione della Sacra Famiglia di Spoleto che era lì da quasi 100 anni, e un sacerdote salesiano polacco, che ha subito maltrattamenti da parte di alcuni fondamentalisti. A Beida un’altra comunità religiosa femminile si è ritirata anche se in questo caso per motivi interni. A Barce le Suore Francescane del Gesù Bambino lasceranno la loro casa nei prossimi giorni”.
“Qui a Tripoli finora la situazione è abbastanza tranquilla, ma nella Cirenaica l’atmosfera è molto tesa” afferma Mons. Martinelli che aggiunge: “Ci dispiace di dovere ridurre le nostre attività in quell’area perché abbiamo costruito un rapporto molto intenso e bello, fatto di testimonianza e di amicizia, con il popolo libico, che purtroppo negli ultimi tempi risente della presenza dei fondamentalisti. Questi non rappresentano l’identità del popolo libico ma è una delle espressioni della società libica di oggi”.
“Come Chiesa prenderemo le nostre precauzioni ma non possiamo abbandonare i cristiani che rimangono sul posto. Resteranno due comunità di religiose a Bengasi, una piccola comunità a Tobruk e infine un’altra piccola comunità di suore indiane a Beida” dice Mons. Martinelli che conclude:“Restiamo impoveriti ma pieni della speranza che un giorno le nostre comunità riprenderanno vigore”. (LM.) (Agenzia Fides 31/1/2013)

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