ASIA/SIRIA - Violenza e morte nella “Valle dei Cristiani”: 150mila fedeli nel terrore

giovedì, 13 dicembre 2012

Tartus (Agenzia Fides) – Circa 150mila fedeli cristiani vivono nel terrore in oltre 40 villaggi della cosiddetta “Valle dei Cristiani”, nella Siria occidentale. La valle (“Wadi al Nasara”), storica roccaforte dei cristiani siriani, in prevalenza greci-ortodossi, ha accolto nei mesi scorsi migliaia di rifugiati provenienti da Homs e da altre città e province. Oggi i cristiani sono sotto il fuoco di milizie islamiste che si sono stabilite nella fortezza crociata di “Krak des Chevaliers”, eretta nel secolo XI da un emiro musulmano, ricostruita dagli Ordini ospedalieri crociati e oggi patrimonio culturale dell’Unesco. Come riferito a Fides, da giorni le milizie, dalla collina su cui sorge la fortezza, sparano senza sosta colpi di mortaio contro i villaggi sottostanti. Nell’area sono infatti state erette delle barricate dall’esercito regolare siriano, obiettivo dei militanti. I civili cristiani, in questa prova di forza, sono “vittime collaterali” che vengono colpite senza alcuna cura. Nei giorni scorsi una pioggia di fuoco si è abbattuta sul villaggio di Howache, distruggendo numerose case, provocando la morte di tre giovani cristiani, ferendo molti civili. Le famiglie del villaggio piangono Iyad Salloum, 30 anni, Fady Haddad, 34 anni, mentre un altro giovane è deceduto nell’ospedale di Nostra Signora di Hosn. E, nelle scorse settimane, la comunità cristiana nella valle aveva già contato altri 9 morti.
“I cristiani – dice a Fides un sacerdote locale raccontando la tragica situazione – sono molto fragili e vogliono essere neutrali Ma oggi la nostra valle è assediata dalla violenza e dall’instabilità che ci disorienta e terrorizza. La violenza copre e annulla tutto: non riusciamo ad essere strumenti di dialogo e di coesione, come vorremmo essere”. Il sacerdote chiede ai belligeranti di “non colpire gratuitamente i civili, di rispettare la neutralità dei cristiani che, per la loro fede e identità, vogliono essere un fattore di riconciliazione”. (PA) (Agenzia Fides 13/12/2012)


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