ASIA/PAKISTAN - Oltre 200 musulmani sciiti incriminati per “blasfemia”

mercoledì, 28 novembre 2012

Multan (Agenzia Fides) – Una denuncia ufficiale con l’incriminazione per blasfemia è stata presentata alla polizia di Multan (in Punjab) a carico di 222 fedeli musulmani sciiti, dei quali 72 identificati e 150 non identificati. La denuncia è stata presentata da gruppi sunniti dopo una rissa avvenuta ieri a Multan, in seguito alla processione religiosa degli sciiti, che celebravano la “Ashura”, festività che commemora il martirio dell'Imam Hussein, nipote del profeta Maometto. Come riferito a Fides, gli scontri sono iniziati quando alcuni militanti sunniti, dell’organizzazione estremista “Sipah-i-Sahaba”, hanno cercato di bloccare o deviare la processione dei fedeli sciiti, dicendo che una parte del percorso non era autorizzato. Esito degli scontri fra sciiti e sunniti: 10 feriti e le 222 denunce. Secondo l’accusa, gli sciiti hanno lanciato pietre contro le bandiere e striscioni dove c’era iscritto il nome del Profeta Maometto e sono dunque colpevoli di blasfemia. Leader sciiti come Fazal Shah e Ali Hussain Shah hanno negato ogni accusa, affermando che nessuno ha gettato pietre contro le bandiere, né tantomeno offeso il Profeta. Fonti locali di Fides notano che, come in molti altri casi, le accuse di blasfemia sono strumentali e colpiscono non solo le minoranze, ma anche cittadini musulmani, contribuendo a minare l’armonia sociale e religiosa.
“L’abuso della legge continua a provocare discordie e ad alimentare settarismo nella società pakistana”, rimarca all’Agenzia Fides il prof. Mobeen Shahid, pakistano, profondo conoscitore delle questioni relative alla blasfemia. Il prof. Mobeen Shahid, docente di “Pensiero e religione islamica” nella Pontificia Università Lateranense, è autore di una ricerca, di imminente pubblicazione, dal titolo “La legge della blasfemia e il caso della Repubblica Islamica del Pakistan”, curata insieme con N. Daniel, per l'Istituto di Studi Politici S. Pio V, che verrà presentata al Parlamento Europeo e all’ufficio delle Nazioni Unite di Ginevra.
Secondo il prof. Mobeen, “la cancellazione delle leggi della blasfemia in Pakistan è possibile se si rispettano la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo dell’Onu e la Dichiarazione del Cairo dei Diritti umani dell'islam”. Per questo “serve il consenso popolare e una discussione nel Parlamento Nazionale”. Il consenso popolare è possibile solo se si dà vita a un sistema educativo, dai primi gradi fino alle università, “che rifletta e recepisca entrambe le Dichiarazioni per i diritti dell’uomo”: questo approccio renderebbe possibile un cambiamento radicale della società che, alla lunga, potrebbe avere come effetto l’abolizione delle leggi sulla blasfemia”. (PA) (Agenzia Fides 28/11/2012)


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