ASIA/TERRA SANTA - “Oggi c'è stato il funerale del primo cristiano” dice Suor Nazareth da Gaza, “e non c'è stata nessuna tregua”

martedì, 20 novembre 2012

Gaza (Agenzia Fides) - Si chiamava Abu Boulos Salem, aveva circa 50 anni e 5 figli, la prima vittima cristiana dell'operazione “Colonna di fumo” condotta dalle forze armate israeliane nella Striscia di Gaza. “Aveva problemi cardiaci e non ha retto alla tensione di questi giorni. Non si è più risvegliato dopo che era riuscito per un po' a prendere sonno” racconta all'Agenzia Fides suor Nazareth, religiosa del ramo femminile dell'Istituto del Verbo Incarnato (IVI) a cui è affidata la cura pastorale della parrocchia cattolica della Sacra Famiglia.
Boulos Salem era un cristiano ortodosso. Al suo funerale, celebrato questa mattina presso la chiesa greco-ortodossa di Gaza, hanno preso parte anche molti cattolici, a cominciare dal parroco, don Jorge Hernandez. Racconta suor Nazareth: “C'erano più di cento persone. Parlando con loro, era evidente la paura in cui vivono tutti. Ricordano di aver vissuto situazioni simili. Sono in angoscia soprattutto per i loro bambini. Hanno il terrore che inizi l'incursione da terra. Questo stato si prolunga da giorni, di notte non si riesce a dormire, e tutto questo si comincia a far sentire sui nervi e nell'animo di molti”.
Suor Nazareth conferma a Fides che finora la rappresaglia militare non ha avuto interruzione. “Dopo il funerale abbiamo celebrato la Messa nella parrocchia cattolica. I presenti erano una ventina. E sentivamo le esplosioni, che per tutta la mattina sono diminuite, ma non si sono mai fermate”.
I più colpiti sono i bambini: quelli uccisi e quelli feriti, ma anche tutti gli altri. “E' un paradosso che proprio oggi si celebri la Giornata dell'infanzia” nota suor Nazareth. “Ce ne parlavano anche i genitori che abbiamo incontrato al funerale: i loro figli sono assaliti da crisi di nervi. Vivono nel terrore per tutto quello che succede. Le mamme e i papà hanno paura che rimarranno segnati per sempre”.
In tutto questo, la sola presenza di suor Nazareth e dei suoi amici aiuta molti a non impazzire di angoscia e dolore. Nessuno si avvicina alla chiesa, per non rischiare. E allora loro confortano ogni famiglia per telefono, informandosi sulle necessità di ognuno. Racconta la religiosa argentina: “Molti rimangono sorpresi per il fatto che siamo rimasti qui. Dicono: se noi avessimo la possibilità di fuggire via, lo faremmo senza starci a pensare un momento. Voi invece, che potreste andare via, rimanete qui con noi. Questo, per noi e per loro, è un segno potente che la Chiesa è madre e non abbandona i suoi figli, soprattutto nei momenti difficili”. (GV) (20/11/2012).


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