ASIA/TERRA SANTA - I Vescovi cattolici di Terra Santa: nessun ok vaticano al muro di separazione nella valle di Cremisan

mercoledì, 24 ottobre 2012

Gerusalemme (Agenzia Fides) - L'Assemblea degli Ordinari cattolici di Terra Santa condanna con forza il progetto del muro di separazione che le autorità israeliane vogliono erigere nella valle di Cremisan, tra Betlemme e Gerusalemme, e smentisce perentoriamente ogni sia pur tacito “via libera” vaticano all'opera, ritenuta illegale anche secondo i criteri della legalità internazionale.
In un comunicato pervenuto all’Agenzia Fides, sottoscritto da tutti i membri dell'Assemblea episcopale, i Vescovi cattolici di Terra Santa ricordano che a pagare il prezzo dell'iniziativa saranno tutte le popolazioni della zona di Betlemme, e in particolare il villaggio di Walaja, 58 famiglie cristiane di Beit Jala e due comunità religiose presenti nell'area.”La comunità locale” sottolineano i Vescovi cattolici “perderà una delle ultime aree agricole e ricreative e una essenziale fonte di risorse idriche per gli agricoltori”.
La valle di Cremisan rappresenta il “polmone verde” principale per la popolazione che vive nell'area di Betlemme. Se il progetto verrà portato avanti, i quattrocento bambini che frequentano la scuola delle suore salesiane si troveranno a trascorrere gli anni dell'infanzia in una sorta di prigione a cielo aperto, circondata da barriere e check-point.
Gli Ordinari cattolici negano l'esistenza di qualsiasi tipo di accordo - esplicito o sottinteso - tra il Vaticano, la Chiesa locale e le autorità israeliane riguardo alla costruzione del muro, smentendo voci messe in circolo ad arte negli ultimi giorni. Il comunicato dei Vescovi richiama anche il pronunciamento della Corte internazionale di giustizia che nel luglio 2004 ha sancito l'illegalità del muro di separazione. A questo titolo, l'Assemblea dei Vescovi cattolici di Terra Santa conferma di aver dato mandato all’organizzazione cattolica per i diritti umani Saint Yves Society di intentare una causa legale contro le autorità militari israeliane, con l'intento di fermare con mezzi legali la realizzazione del progetto contestato. (GV) (24/10/2012).


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