ASIA/PAKISTAN - Libertà religiosa sotto lo scacco della blasfemia

martedì, 16 ottobre 2012

Roma (Agenzia Fides) – Il 2011 è stato un annus horribilis per la libertà religiosa in Pakistan: è quanto afferma l’XI edizione del “Rapporto sulla Libertà Religiosa nel mondo”, pubblicato oggi dalla Fondazione pontificia “Aiuto alla Chiesa che Soffre” (ACS), che compie un monitoraggio della libertà religiosa in 196 nazioni. “L'anno 2011 – afferma il testo inviato a Fides – passerà alla storia come uno dei più violenti, sanguinosi e tragici della storia del Pakistan. Segnato per sempre da due omicidi eccellenti: quello del governatore del Punjab, Salman Taseer, e del ministro federale per le minoranze, il cattolico Shahbaz Bhatti”. I due omicidi sono legati alla libertà religiosa: infatti entrambi i leader (uno musulmano, l'altro cristiano) sono stati vittime di estremisti islamici poichè erano favorevoli ad abolire, o almeno modificare, la legge sulla blasfemia. La legge (due articoli del Codice Penale del Pakistan, il 295b e 295c) punisce con l’ergastolo o la pena di morte quanti offendono il Corano o il Profeta Maometto. Dalla sua entrata in vigore (1986), viene strumentalizzata per risolvere controversie private e usata anche come mezzo di oppressione delle minoranze religiose. Il caso specifico che è costato la vita ai due leader pakistani – ricorda il Rapporto ACS – è quello di Asia Bibi, donna cristiana condannata a morte con la falsa accusa di blasfemia.
La libertà religiosa in Pakistan resta dunque “condizionata dalle ombre oscure dell’estremismo islamico, ma anche dall’intolleranza, dall’illegalità e dall’impunità crescenti nel paese”, nota il Rapporto ACS, spiegando: “A livello giuridico, dunque, in Pakistan il nodo cruciale del 2011 non è stato l'adozione di nuovi provvedimenti che limitano la libertà religiosa, bensì la mancata rimozione di leggi che hanno forte influenza sulla libertà e i diritti dei credenti, aggravando il sistema di discriminazione e, in taluni casi, di persecuzione delle minoranze religiose”. Al centro del dibattito è stata la possibile revisione o abolizione della legge sulla blasfemia. Una proposta di legge presentata in Parlamento prevedeva, fra l'altro: cinque anni di carcere al posto della pena di morte per i presunti blasfemi; pene severe per chi formula false accuse di blasfemia e per chi incita all’odio religioso; il passaggio dei procedimenti giudiziari per blasfemia alla competenza dell’Alta Corte; la necessità di prove e garanzie prima dell’arresto di un accusato.
La proposta ha generato la sollevazione dei gruppi e dei partiti religiosi estremisti: il disegno di legge è stato ritirato e il dibattito è stato definitivamente messo a tacere proprio in seguito agli assassini di Taseer e Bhatti: l'estremismo violento, in tal caso, ha avuto ragione sullo stato di diritto e sulla libertà religiosa. Una speranza oggi, notano fonti di Fides in Pakistan, è rappresentata dalla nuova consapevolezza nell’opinione pubblica, generata dal caso di Rimsha Masih, la bambina cristiana accusata falsamente di blasfemia da un imam, smascherato da testimoni musulmani. (PA) (Agenzia Fides 16/10/2012)


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