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Europa

2012-09-28

EUROPA/FRANCIA - Una mostra racconta la “missione impossibile” sul tetto del mondo dei missionari MEP

Parigi (Agenzia Fides) - Richiamare la memoria dei confratelli che hanno dato la vita per una missione ritenuta “impossibile” per l'uomo; prendere esempio dal loro coraggio e dalla loro abnegazione per non guardare gli avvenimenti solo "secondo l’ottica umana"; considerare la crescita della Chiesa nell’Arunachal Pradesh e la vitalità delle attuali comunità cristiane tibetane, come frutto della predicazione e della testimonianza di questi missionari: sono i motivi principali indicati da p. Georges Colomb, Superiore generale della Società per le Missioni Estere di Parigi (MEP), alla base della mostra “Missions du Toit du Monde”, che sarà inaugurata a Parigi (128, rue du Bac), nel pomeriggio di sabato 29 settembre, dal Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, il Card. Fernando Filoni.
“E' naturale che il primo visitatore della mostra sia il Cardinale Filoni – spiega all’Agenzia Fides p. Colomb -. In primo luogo perché è il Prefetto della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli che, dal XVIII secolo, ha stretti legami, fraterni e costruttivi, con la Società delle Missioni Estere. Inoltre il Cardinale conosce bene i problemi della missione in Cina. Con l'eccezione dell’ Arunachal Pradesh, che si trova in India, tutti i territori di cui tratta questa mostra si trovano nella regione tibetana, vale a dire la Cina (Yunnan, Sichuan, Tibet)”.
Descrivendo a Fides il contenuto della Mostra, p. Colomb sottolinea: “La Missione viene presentata
come una missione impossibile, ricordando i precedenti tentativi, dal XVII secolo fino al 1950, e come una missione decentrata sul territorio: dal suo inizio, nel 1846, alla sua scomparsa nel 1952, il Vicariato Apostolico del Tibet, affidato alla Società per le Missioni Estere di Parigi, non ha mai conosciuto una presenza continua all'interno del paese. I missionari si sono stabiliti alla periferia.
C'erano quattro distretti nella missione del Tibet orientale: Tatsienlou e le località periferiche (Moximian, Chapa); la zona di frontiera di Sichuan (Bathang, Yerkalo, Yaregong); il corno dello Yunnan (Tsekou, Cizhong, Weixi, Xiao Weixi); la Salouen (Bahang, Kionatong) e anche un distretto nella missione del Tibet meridionale (Pedong, Maria-Basti, Kalimpong). I missionari sono presentati secondi i periodi diversi che hanno vissuto: i conquistatori (1854-1865), coloro che hanno resistito (1865-1905) e i superstiti (1905-1952)”. Nel 1951 tutti i missionari furono espulsi.
Il territorio della regione tibetana è dominato da alte catene montuose con un’altezza media di 4.500 metri, con punte che vanno da 5.000 a 7.000 metri. Tra le montagne scorrono fiumi e torrenti. Il terreno accidentato rende il viaggio particolarmente pericoloso e difficile, e nella mostra si descrive anche come i missionari abbiano attraversato montagne e fiumi.
“Diversi gruppi etnici (Lisu, Lutse, Mosso) occupano l'area tra i fiumi principali – prosegue p. Colomb -. I tibetani sono la maggioranza nel nord e ad ovest e mantengono legami con il Tibet centrale. La minoranza cinese si raggruppa principalmente nelle città. Nell’esposizione sono presentati gli stili di vita, l’organizzazione politica, le credenze popolari legate alle forze della natura, il buddhismo tantrico, la vita monastica. Le attività dei missionari (cure sanitarie, educazione e promozione umana), così come quelle degli ausiliari della missione,
mostrano come l'introduzione di un clero indigeno (priorità dei sacerdoti MEP) fosse difficile da realizzare. L'unico sacerdote tibetano, Telesphore Hiong, è stato ordinato nel 1891. I missionari del Tibet sono stati anche grandi costruttori: padre André, nella valle della Salouen costruì scuole e cappelle, 300 km di piste e un ponte lungo 58 m! La mostra presenta anche le comunità cattoliche tibetane della Cina nell’epoca contemporanea – conclude p. Colomb -, e la missione dell’Arunachal Pradesh (India) ci ricorda la meravigliosa avventura dei due missionari MEP assassinati (padre Krick e padre Bourry) e la fecondità del loro sacrificio”. (SL) (Agenzia Fides 28/09/2012)

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