ASIA/PAKISTAN - Nessuna prova contro Rimsha; il sostegno delle donne musulmane

lunedì, 24 settembre 2012

Lahore (Agenzia Fides) – Dopo una ulteriore settimana di indagini, la polizia pakistana ha riconosciuto che non ci sono prove contro Rimsha Masih, la bambina cristiana arrestata per blasfemia e poi liberata su cauzione. Lo conferma a Fides l’avvocato cattolico Kahalit Tahir Sindhu, parlamentare del Punjab ed esperto dei casi di blasfemia. Gli inquirenti hanno confermato le responsabilità e l’opera manipolatoria dell’imam Mohammad Khalid Jadoon Chishti, attualmente, in carcere, che ha aggiunto pagine bruciate del Corano a quelle in possesso della ragazza.
La bambina cristiana ha incassato il pieno sostegno delle donne musulmane in Pakistan. Sulla vicenda, l’Agenzia Fides ha raccolto, infatti, le opinioni di alcune rappresentanti musulmane della società, della politica e della cultura in Pakistan. Amna Ulfat, Parlamentare del Punjab, ritiene Rimsha innocente perché “è minorenne e analfabeta” e, riferendosi all’imam, stigmatizza “quanti commettono tali crimini, utilizzando autorità giudiziarie per interessi personale”. “So che i cristiani rispettano il Corano quanto la Bibbia”, conclude.
Naveed Anjum, la Presidente della “SAF Foudation per le donne”, definisce l’arresto di Rimsha “disumano” e chiede che “i colpevoli siano severamente puniti”. Faiza Malik, Parlamentare e Presidente della sezione del Punjab del “Partito Popolare del Pakistan” dice a Fides: “A nessuno deve essere permesso di giocare con le leggi del paese. Fare del male a una bambina disabile mentale è un atto vergognoso, da biasimare. Il suo rilascio e la sua innocenza è una vittoria della giustizia”.
Tahira Abdullah, musulmana e attivista dei diritti umani, rimarca i punti oscuri della vicenda: “Nessun minore può essere messo in una prigione per adulti e tenuto per tre settimane con pericolosi detenuti. Ciò che è stato fatto a Rimsha è del tutto illegale. Inoltre la legge sulla blasfemia prevede che i funzionari di polizia svolgano indagini prima dell'arresto e della registrazione di una denuncia: anche questo è stato omesso”. L’attivista chiede che “Rimsha e la sua famiglia siano posti sotto protezione dello Stato, che i cristiana del sobborgo di Mehrabadi siano aiutati dallo stato per essere reinsediati nelle loro case”. Le donne musulmane pakistane chiedono, infine, di riattivare il Comitato parlamentare per la revisione della legge sulla blasfemia. (PA-FN) (Agenzia Fides 24/9/2012)


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