EUROPA - Commissioni “Giustizia e Pace” dell’Europa: attenti agli stereotipi sulla Primavera araba

giovedì, 20 settembre 2012

Rabat (Agenzia Fides) - La Primavera araba è un “fenomeno complesso” che va analizzato e compreso fuori da stereotipi banalizzanti. E gli europei devono “rispettare il diritto di altre nazioni di definire la democrazia in accordo con le rispettive tradizioni e credenze religiose”. Sono questi alcuni degli apporti che la Conferenza delle Commissioni europee di “Giustizia e Pace” offre al discernimento collettivo sui controversi processi in atto nel mondo arabo.
Quest’anno i rappresentanti delle 30 Commissioni nazionali di “Giustizia e Pace” legate ai rispettivi Episcopati europei si sono dati appuntamento a Rabat (Malta) dal 14 al 16 settembre, proprio nei giorni della visita di Benedetto XVI in Libano, per porre al centro del loro workshop annuale l’analisi delle cosiddette “primavere arabe”. Nella sintesi dei lavori, inviata all’Agenzia Fides, emerge un giudizio articolato e realista del fenomeno.
Secondo i responsabili europei di “Giustizia e Pace”, in tutte le rivolte arabe si possono rintracciare comuni aspirazioni alla libertà e all’affermazione di diritti frustrati da regimi oppressivi. Si intravede in molti casi anche la tensione a un esercizio della cittadinanza che riconosca a tutti pari diritti civili e accesso paritario ai beni e ai servizi pubblici. Ma questi intenti ideali “devono essere salvaguardati attraverso il lungo e impegnativo cammino di rifondazione nazionale”. Invece si registrano in alcuni casi segni allarmanti. In diverse situazioni è evidente che “la speranza sta lasciando spazio alla frustrazione, man mano che i sogni di un futuro migliore non riescono a prendere consistenza reale”. In questo passaggio critico, la minaccia più grave viene da “forze interne e esterne, che cercano di provocare e sfruttare divisione, violenza e insicurezza”.
Gli europei, coscienti del valore dei sistemi democratici, secondo la Conferenza di Giustizia e Pace/Europa non possono comunque “presumere che essi possano essere semplicemente trapiantati in altri contesti nazionali e culturali”. Occorre rispettare i processi storici nei loro tempi lunghi, senza però venir meno alla “necessità di proteggere la dignità e i diritti umani”.
Durante i giorni trascorsi a Malta, i responsabili delle Commissioni di Giustizia e Pace in Europa hanno visitato anche alcuni centri di raccolta dei migranti approdati sull’isola nei loro disperati “viaggi della speranza”. “Siamo rimasti choccati nel vedere che le nostre società moderne e sviluppate persone possono vivere in simili condizioni di precarietà e sovraffollamento” scrivono nel loro report, pur riconoscendo gli sforzi e la buona volontà degli operatori e dei volontari maltesi che assistono gli immigrati. Su questo punto, Giustizia e Pace/Europa punta il dito sulla latitanza di gran parte delle nazioni europee: “I Paesi europei del Mediterraneo – Spagna, Italia, Grecia e Malta – sopportano un peso gravoso (…). Gli altri Paesi europei non possono pensare che la geografia li tenga lontani dalle proprie responsabilità”. I partecipanti alla Conferenza hanno anche denunciato il ruolo dei media, che coi loro titoli sulle “invasioni” migratorie e i loro resoconti sciatti delle vicende mediorientali contribuiscono alla crescita in Europa di “razzismo e xenofobia”. Hanno anche proposto di lanciare una campagna per un trattato, forte e vincolante, riguardante il commercio delle armi, “volto a creare un mondo più sicuro per tutti”. (GV) (Agenzia Fides 20/9/2012)


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