ASIA/LIBANO - Muhammad Sammak: “Tutti in Libano volevano che il Papa rimanesse più a lungo”

lunedì, 17 settembre 2012

Beirut (Agenzia Fides) - “La visita di Benedetto XVI in Libano ha mostrato al mondo che il popolo libanese, cristiani e musulmani, è tutto dalla stessa parte, mentre i partiti e le fazioni si dividono e generano conflitti. La speranza è che anche gli uomini politici in Libano imparino qualcosa dallo spettacolo di unità che si è visto nei giorni della visita papale”. Così spiega all’Agenzia Fides Muhammad Sammak, consigliere politico del gran Mufti del Libano e Segretario generale del Comitato libanese per il dialogo islamico-cristiano. I giorni del Papa in Libano sono stati per tutti una parentesi di sollievo nella fase a rischio di nuove lacerazioni vissuta dal Paese dei cedri. Sammak racconta questa percezione condivisa attraverso un aneddoto: “Le reti televisive per qualche giorno si sono concentrate sulla visita papale, e i politici con le loro contrapposizioni sono spariti dagli schermi. Tutti erano felici di ciò, e si auguravano anche per questo che il viaggio papale in Libano durasse più a lungo”.
Sammak confida a Fides di essere l’autore del messaggio che il gran Mufti Mohammed Rashid Gabbani ha consegnato al Santo Padre Benedetto XVI durante il suo incontro con i rappresentanti delle comunità islamiche: “Ho espresso in quel testo il concetto che ogni male fatto a un cristiano è una male fatto a tutti i musulmani, e ogni attacco portato a una chiesa è un attacco contro tutte le moschee. Un messaggio che si può ritrovare negli insegnamenti stessi del Profeta Muhammad”. Il consigliere del gran Mufti definisce “fenomenale” lo spirito con cui tutte le componenti musulmane hanno preso parte ai diversi momenti della visita papale: “Le relazioni tra sunniti e sciiti ora in Libano non sono buone, eppure tutti hanno partecipato insieme agli incontri ufficiali, alla Messa, ai momenti di benvenuto e di arrivederci”. Sammak valorizza l’approccio alle relazioni tra cristiani e musulmani espresso da Benedetto XVI nei suoi discorsi: “Il Papa ha presentato la libertà religiosa come la madre di tutti i diritti. E mi colpisce quando dice che l’antidoto agli estremismi non è la tolleranza. Non vogliamo relazioni islamo-cristiane basate solo sulla tolleranza. Esse si devono fondare sui diritti di cittadinanza condivisi tra tutti i cittadini, e poi sulla mutua fiducia e l’amore reciproco. La tolleranza, da sola non è sufficiente”.
Sui riferimenti al conflitto siriano, Sammak apprezza l’intento papale di non entrare sul terreno delle controversie politiche: “Il Papa non voleva riferirsi direttamente alle situazioni politiche o geo-politiche. Ma ha riproposto a tutti i principi della dignità umana e della salvaguardia dei diritti dei popoli a decidere il proprio futuro. Ogni tentativo di strumentalizzare le sue parole è destinato a fallire. Benedetto XVI è il capo della Chiesa, non un capo politico. Per questo non entra direttamente nell’agenda politica. E per questo le sue parole possono essere apprezzate da tutti”.
Muhammad Sammak partecipò come ospite speciale al Sinodo dei Vescovi del 2010 dedicato al Medio Oriente. Confida con soddisfazione a Fides che il suo intervento pronunciato nell’aula del Sinodo è circolato in tutti i Paesi arabi, Arabia compresa, riscuotendo consensi dovunque. In quell’occasione disse che il pericolo di un calo della presenza dei cristiani in Medio Oriente “è una preoccupazione sia cristiana che islamica, non solo per i musulmani d’Oriente, ma per tutti i musulmani del mondo”. (GV) (Agenzia Fides 17/9/2012).


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