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Africa

2012-07-07

AFRICA - I danni del “Protocollo di Maputo” sulle donne e sulle società africane

Maputo (Agenzia Fides) – Sei milioni di aborti solo nel 2011; ampia diffusione di pratiche come la sterilizzazione delle donne; ricorso sistematico alla contraccezione e a metodi di controllo delle nascite, che promuovono un programma di radicale trasformazione delle società africane, orientandole verso le ideologie distruttive della vita umana: sono i danni e le ferite provocate dal “Protocollo di Maputo”, approvato nel luglio 2003, dall'Assemblea dell'Unione Africana a Maputo, in Mozambico. Lo dice, in una nota inviata all’Agenzia Fides, p. Shenan J. Boquet, Presidente dell’Ong “Human Life International” (HLI), impegnata in tutto il mondo in difesa della vita nascente. “Si tratta di una anniversario da ricordare ma non da celebrare”, afferma il presidente di HLI. Il documento, il cui titolo originale è “Protocollo della Carta africana sui diritti dell'uomo e dei popoli sui diritti delle donne in Africa”, “ha messo in moto una agenda che ha radicalmente influenzato il continente africano, incoraggiando i gruppi di controllo della popolazione in Africa”, nota p. Boquet. “I sostenitori del Protocollo di Maputo vogliono farci credere che l'obiettivo primario del loro documento è la mutilazione genitale femminile (MGF), un crimine efferato che viola la dignità delle donne e colpisce quasi due milioni di donne africane ogni anno”, spiega. Tuttavia, la MGF è menzionata solo una volta nel documento, che si concentra perlopiù su temi come la legalizzazione dell'aborto, la contraccezione e la sterilizzazione. “Il documento – prosegue – promuove un cambiamento della famiglia tradizionale chiedendo l'eliminazione della discriminazione nei confronti delle donne, che è sempre ingiusta e immorale. Tuttavia l'uso di questo termine all'interno del protocollo è destinato a promuovere il libero esercizio dei diritti sessuali delle donne, vale a dire la libertà di cercare un aborto, contraccezione e sterilizzazione”. Il Protocollo chiede il libero uso e la distribuzione di contraccettivi abortivi e stabilisce che gli stati africani adottino “nuovi metodi pedagogici per modificare i modelli sociali e culturali di comportamento di donne e uomini”. “E’ il tentativo radicale di ridisegnare e riorientare le menti e le vite di milioni di persone, con una propaganda di morte che distrugge il fondamento stesso di una società e mette in discussione la sua esistenza futura”, scrive p. Boquet. “Tali politiche provocano il crollo della famiglia, la crescita del numero degli orfani, delle famiglie senza padre e della promiscuità. La mentalità contraccettiva e abortiva, legalizzata e approvata dal Protocollo di Maputo, non porterà ad un minor numero di aborti, come i suoi sostenitori vorrebbero farci credere, ma molti più aborti”, ammonisce il presidente di HLI. Infatti, secondo le stesse associazioni che promuovono il controllo della popolazione come “Planned Parenthood”, il numero degli aborti in realtà è cresciuto in Africa tra il 2003 e il 2008.
HLI, che opera in diverse nazioni africane, continuerà a difendere la vita e a diffondere una “cultura del rispetto della vita, secondo i valori cristiani”, conclude. (PA) (Agenzia Fides 7/7/2012)

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