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Asia

2012-02-09

ASIA/INDONESIA - Un Centro studi musulmano: “Salvare le chiese dai gruppi radicali islamici è possibile”

Giakarta (Agenzia Fides) – Salvare le chiese cristiane in Indonesia dall’influenza e dagli attacchi dei gruppi radicali islamici è necessario ed è possibile: è quanto afferma un nuovo rapporto pubblicato dalla “Paramadina Foundation”, organizzazione musulmana della società civile, impegnata a promuovere la tolleranza religiosa. La ricerca, titolata “La controversia sulle chiese nella Grande Jakarta” e pervenuta all’Agenzia Fides, getta una luce sui fattori che generano relazioni interreligiose costruttive, analizzando le situazioni in cui le chiese cristiane non solo hanno ricevuto il permesso di edificazione ma che, una volta costruite, sono divenute un fattore di arricchimento e di socializzazione positiva per l’intera società.
Il rapporto si riferisce alla nota controversia della Yasmin Church, della Chiesa Presibiteriana, che ha ricevuto la licenza di edificazione a Bogor ma che, per l’opposizione dei gruppi estremisti islamici, non è stata ancora costruita (vedi Fides 28/11, 29/9 e 23/7 del 2011). L’area di riferimento è la megalopoli Giakarta, fatta di grandi sobborghi come Bogor e Bekasi, dove prosperano i gruppi radicali islamici.
Le storie di successo raccontate nel Rapporto – che illustra 13 casi – indicano tre fattori cruciali: il primo fattore è il sostegno da parte del governo locale e della polizia. Nel caso della “Terang Hidup Church” (sempre dei cristiani Presbiteriani) a Giakarta, la polizia locale ha facilitato il dialogo tra il comitato di costruzione della chiesa e i gruppi che vi si opponevano.
Il secondo fattore è il supporto dalle élites religiose. Ad esempio, nel caso della chiesa di San Mikael a Bekasi, il comitato di costruzione della chiesa ha ottenuto il sostegno di un leader musulmano locale, che godeva di grande fiducia nella comunità circostante. L'approccio avviato e i buoni rapporti hanno permesso al progetto di avere un esito positivo.
Il terzo fattore è un ampio dialogo con la comunità musulmana della zona, per sottolineare che la chiesa “non serve al proselitismo verso i musulmani, ma per far sì che i cristiani della zona possano avere un legittimo luogo di culto”. Per esempio, quando la chiesa di S. Alberto a Bekasi era in costruzione, la commissione edilizia ha invitato le comunità vicine, i funzionari del governo locale e la polizia, ad una serie di incontri. Questo approccio ha convinto le comunità locali a non ostacolare la costruzione della chiesa.
“Questi tre fattori fondamentali per preservare le buone relazioni tra maggioranza e minoranze religiose – spiega il Rapporto – dovrebbero essere ampiamente pubblicizzati. Lo schema, inoltre, potrebbe essere applicato alla creazione di moschee in comunità a maggioranza cristiana”. Il testo inviato a Fides conclude: “Il governo centrale dovrebbe imparare da questa ricerca come mitigare i conflitti causati dalla costruzione delle chiese e a difendere la Costituzione indonesiana, che garantisce la libertà religiosa”. (PA) (Agenzia Fides 9/2/2012)

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