AFRICA/SENEGAL - Il futuro del Senegal si gioca all’interno del partito del Presidente uscente?

giovedì, 2 febbraio 2012

Dakar (Agenzia Fides) - Continuano le proteste in Senegal dopo che il Consiglio Costituzionale ha pubblicato la lista dei 14 candidati ammessi alle elezioni Presidenziali, tra cui il Presidente Abdoulaye Wade, ma ha escluso la popstar internazionale Youssou N'Dour. Le proteste sono motivate dal fatto che Wade si presenta per il terzo mandato, mentre una revisione della Costituzione stabilisce solo due mandati per il Capo dello Stato. Il Consiglio Costituzionale ha avallato quindi la tesi propugnata dallo stesso Wade: essendo stato eletto la prima volta nel 2000 e la seconda nel 2007, ha ricevuto il primo incarico antecedente all'emendamento costituzionale, varato nel 2001, che statuisce il limite di due mandati.
Ieri, durante gli scontri di fronte all’Università di Dakar, è morta almeno una persona. “Pur non sottovalutando la gravità degli incidenti e la triste perdita di vite umane, ci sembra che sulla stampa europea vi sia forse un allarmismo eccessivo sulla situazione del Senegal” dicono all’Agenzia Fides fonti locali qualificate che per motivi di sicurezza chiedono l’anonimato. “La tensione c’è perché la candidatura del Presidente per un terzo mandato ha creato scontento in diversi settori dell’opinione pubblica. Lo scontento si è coalizzato nel Movimento 23, al quale partecipano partiti politici, organizzazioni civili ed Ong, ma non sembra essere una reale alternativa politica al Partito Democratico, il partito del Presidente”.
“La situazione a Dakar è calma. Si tenga presente che alla protesta del 31 gennaio non ha partecipato un gran numero di persone in rapporto alle dimensione della capitale. Stiamo parlando di 15.000 persone in una città che ha 3 milioni di abitanti, con un campus universitario di 40.000 studenti. Quindi non si può dire che l’intera popolazione di Dakar sia uscita a manifestare la sua collera per la decisione della Corte Costituzionale” aggiungono le fonti di Fides.
I nostri interlocutori prevedono comunque che “si andrà ad elezioni tese, una situazione già sperimentata nel 2000, quando il Partito socialista, che era sempre stato al potere dall’indipendenza, venne battuto dal partito di Wade. È probabile che il primo turno si svolgerà regolarmente. Il problema è che il quadro politico appare molto diviso” sottolineano le fonti. “In primo luogo è l’opposizione ad essere frazionata avendo presentato ben 13 candidati contro l’apparato del partito al potere. Il Presidente dopo tutto conserva una certa popolarità, soprattutto in ambito rurale, dove vive la metà della popolazione. Ma anche nel campo presidenziale vi sono divisioni. Anche se Wade dovesse essere riconfermato Capo dello Stato, vista la sua età (85 anni) si aprirebbe nel suo partito la lotta per la sua successione. Nel Partito Democratico si è già aperta una spaccatura quando i due suoi maggiori esponenti, a parte Wade, si sono divisi, e adesso si presentano alle elezioni contro di lui. Ed è probabile che in caso di vittoria di Wade, il futuro del Senegal si giocherà nella ridefinizione dei rapporti interni al Partito Democratico il che significa stabilire il successore di Wade”.
Le nostre fonti sottolineano che “è in gioco la stabilità delle istituzioni di una democrazia africana che ha una storia esemplare per l’intero continente. Per questo si lavora a livello internazionale per garantire la massima trasparenza elettorale. Anche a livello religioso sia la Chiesa cattolica sia le due maggiori confraternite islamiche si sono espresse per garantite il pacifico svolgimento delle elezioni”.
“Molti giovani che avevano votato per il Presidente sono delusi, e non si sa se voteranno contro di lui o se si asterranno in massa. Il problema maggiore è proprio questo: la disaffezione di molti giovani verso le istituzioni” concludono le fonti di Fides. (L.M.) (Agenzia Fides 2/2/2012)


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