AFRICA/ANGOLA - “Occorre ancora riconciliare nel profondo la popolazione” dice a Fides il Vescovo di Lwena

venerdì, 21 ottobre 2011

Luanda (Agenzia Fides) – “La speranza deriva dalla fede che anima le nostre comunità nonostante i gravi problemi che le affliggono” dice Sua Ecc. Mons. Jesús Tirso Blanco, Vescovo di Lwena, nell’est dell’Angola, di passaggio a Roma, che ha concesso all’Agenzia Fides la seguente intervista.

Quali sono le condizioni della sua diocesi a 9 anni dalla fine della guerra civile (1975-2002)?
La mia diocesi si estende per 220.000km2, pari quasi all’Italia continentale. Risentiamo delle gravissime conseguenze della guerra civile, sia per la presenza delle mine, sia perché le strutture della Chiesa sono state distrutte a causa degli eventi bellici. Questo ha avuto gravi ripercussioni sul piano pastorale, perché abbiamo registrato una diminuzione del numero di cattolici, a causa della mancanza di infrastrutture e di operatori pastorali, in particolare dei missionari. Stiamo però lavorando per la ricostruzione. Abbiamo varato negli ultimi 3 anni, un piano di sviluppo che si concluderà nel gennaio 2012, che prevede la costruzione di 2 seminari e 2 nuove parrocchie, la riattivazione di un’altra e la costituzione di 7 comunità religiose. Successivamente verrà attuata un’ulteriore fase, dal 2012 al 2014, che prevede la costituzione di 7 comunità religiose e di sacerdoti diocesani per evangelizzare questo vasto territorio.

Quali sono le principali sfide all’evangelizzazione?
Le principali sfide all’evangelizzazione derivano dalla mancanza di preti e di missionari, oltre che dalle difficoltà a formare i catechisti. Sul piano sociale vi sono forti problemi nel campo della salute e dell’educazione. Occorre poi sviluppare il sistema stradale del territorio per permettere il suo sviluppo. Come Chiesa ci sentiamo coinvolti ed impegnati nel sostenere lo sviluppo umano e sociale della popolazione: in primo luogo svolgendo la nostra opera evangelizzatrice, annunciando la Buona Novella del Signore; in secondo luogo con le nostre opere sociali, soprattutto nel campo educativo. Nella nostra diocesi più di 20.000 alunni frequentano le scuole cattoliche, dalle materne fino all’università, tramite un programma di studi a distanza. Si tratta di un aspetto fondamentale perché la nostra regione risente fortemente della mancanza di persone formate.
Vogliamo inoltre contribuire alla riconciliazione profonda della popolazione. Per questo intendiamo intitolare una delle nuove parrocchie a Nostra Signora della Riconciliazione. È vero che ora c’è la pace, ma vi sono ancora della ferite aperte, sia fisiche (tante persone hanno perso una gamba a causa delle mine), sia sociali (le persone che hanno perso l’intera famiglia durante la guerra). La popolazione continua inoltre a convivere con le mine, in diversi casi non ci si accorge nemmeno di essere in presenza di un campo minato, se non quando è ormai troppo tardi.

Cosa vorrebbe chiedere al suo governo per la sua diocesi?
L’Angola è ricca di risorse che non sono però ben distribuite. L’est dell’Angola è un angolo dimenticato del Paese, non vi sono strade né scuole. Vi sono aree di 40.000 km2 senza un solo medico. Capisco le difficoltà di ricostruire un Paese dopo una guerra, ma vorrei chiedere alle autorità di dare maggiore attenzione alla formazione dei nostri giovani, che sono il presente e il futuro della nazione.

Qual è allora la speranza?
La speranza c’è grazie alle nostre comunità, dove la fede è così viva che possiamo vedere il futuro che si sta attuando tramite il loro atteggiamento aperto alla vita, a Dio ed alla Chiesa. (L.M.) (Agenzia Fides 21/10/2011)


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