Asia
2011-09-20
ASIA/SRI LANKA - Le Ong all’Onu: il presidente Rajapaksa risponda per le violazioni dei diritti umani
Colombo (Agenzia Fides) – Accertare le responsabilità sulle violazioni dei diritti umani e per i crimini di guerra commessi nell’ultima fase del conflitto civile in Sri Lanka; e, in tale quadro, avviare le azioni necessarie perché il Presidente dello Sri Lanka, Mahinda Rajapaksa, sia chiamato a rispondere del suo operato: è quanto chiede – alla vigilia della Giornata Mondiale della Pace, celebrata dall’Onu il 21 settembre – un vasto gruppo di associazioni per la tutela dei diritti umani in una lettera aperta indirizzata al Consiglio Onu per i Diritti umani di Ginevra.
Fra le oltre 60 Ong firmatarie della missiva, inviata all’Agenzia Fides, ve ne sono molte attive in Asia, come l’Asian Forum for Human Rights and Development (FORUM-ASIA), che raccoglie 46 organizzazioni nel continente; sono inoltre presenti le grandi associazioni internazionali come Amnesty International, Human Rights Watch, International Federation for Human Rights (FIDH), nonchè Ong di ispirazione cristiana come “Pax Romana”.
Le Ong ricordano che, negli ultimi due anni, il governo di Colombo e l’Onu hanno convenuto sulla necessità di accertare le responsabilità sui crimini di guerra. Nell’aprile 2011 un gruppo di esperti, nominati dall’Onu, ha raccomandato di svolgere una indagine indipendente e approfondita. Il governo srilankese ha istituito la “Lessons Learnt and Reconciliation Commission” (LLRC) che dovrebbe essere un organismo per aiutare la giustizia. Le Ong invitano quindi il governo di Colombo a presenziare alla sessione del Consiglio Onu per i Diritti Umani, che si terrà nel marzo 2012, per illustrare i risultati di questo lavoro.
P. Rohan Silva, degli Oblati di Maria Immacolata (OMI), Direttore del “Centre for Society and Religion” di Colombo, spiega a Fides: “Quella dell’accertare le responsabilità, nei crimini commessi durante la guerra civile, è una questione aperta in Sri Lanka, ed è un nervo scoperto per la società e per la politica. C’è molta pressione internazionale e dai movimenti per i diritti umani. Urge, prima di tutto, la chiarezza: occorre incaricare un organismo imparziale di compiere una inchiesta indipendente. Il governo dovrebbe dare questa possibilità: così si potrebbero chiarire le precise responsabilità”. Il missionario continua: “Sarebbe un passo importante per la riconciliazione del paese. Ci sono ancora ferite aperte: è tempo per la gente di manifestare i propri sentimenti, aprire i cuori e incontrarsi, per costruire la riconciliazione a lungo termine. Noi stiamo lavorando in questa direzione”. I missionari OMI partecipano domani, 21 settembre, a manifestazioni pacifiche e incontri a Jaffna e Vavuniya, indette per la Giornata Mondiale della Pace, per esprimere il desiderio e l’impegno di pace e riconciliazione in Sri Lanka. (PA) (Agenzia Fides 20/9/2011)
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