VATICANO - LE PAROLE DELLA DOTTRINA a cura di don Nicola Bux e don Salvatore Vitiello - La remissione della scomunica: un gesto di ecumenismo reale

giovedì, 29 gennaio 2009

Città del Vaticano (Agenzia Fides) - Il Santo Padre Benedetto XVI l’aveva auspicato nella Lettera ai Vescovi di tutto il mondo che accompagnava il Motu proprio “Summorum Pontificum”, il 7 luglio 2007: “Si tratta di giungere ad una riconciliazione interna nel seno della Chiesa. Guardando al passato, alle divisioni che nel corso dei secoli hanno lacerato il Corpo di Cristo, si ha continuamente l’impressione che, in momenti critici in cui la divisione stava nascendo, non è stato fatto il sufficiente da parte dei responsabili della Chiesa per conservare o conquistare la riconciliazione e l’unità; si ha l’impressione che le omissioni nella Chiesa abbiano avuto una loro parte di colpa nel fatto che queste divisioni si siano potute consolidare. Questo sguardo al passato oggi ci impone un obbligo: fare tutti gli sforzi, affinché a tutti quelli che hanno veramente il desiderio dell’unità, sia reso possibile di restare in quest’unità o di ritrovarla nuovamente” .
Ora, dopo vari incontri con il Papa e con i responsabili della Curia Romana da parte del Superiore generale della Fraternità S.E. Mons. Bernard Fellay, è giunto il risultato: la remissione della scomunica ai Vescovi ordinati senza il mandato pontificio da Sua Ecc. Mons. Marcel Lefebvre.
Il Santo Padre Benedetto XVI, l’ha fatto con l’autorità di legare e sciogliere, - il “potere delle chiavi” – concessa dal Signore a san Pietro e ai suoi Successori nella Chiesa. Questo fa parte della missione o “oikonomia” della Chiesa. Quindi ha compiuto, nei confronti della Fraternità sacerdotale di San Pio X, un atto analogo a quello compiuto da Paolo VI verso gli ortodossi il 7 dicembre del 1965: la scomunica venne cancellata per favorire il riavvicinamento nella carità.
Il presupposto è dato dall’unità fondamentale della fede, che non è venuta meno malgrado l’atto scismatico d’ordinazione di Vescovi. Inoltre, si è constatato che non vi sono differenze dottrinali sostanziali e che il Vaticano II, i cui decreti furono firmati da Sua Ecc. Mons. Marcel Lefebvre, non può essere separato dall’intera Tradizione della Chiesa. In uno spirito di comprensione vanno poi tollerati e corretti gli errori marginali. Le divergenze antiche o più recenti, mediante l’azione dello Spirito Santo, saranno ricomposte grazie alla purificazione dei cuori, alla capacità di perdono e alla volontà di giungere al loro superamento definitivo.
In molte occasioni, nel passato, gli anatemi sono stati annullati senza alcuna azione formale oltre la semplice accoglienza reciproca delle parti che erano in conflitto. Oggi si rivela un passo indispensabile sulla via dell’unità dei cristiani. L’abrogazione della scomunica, dunque, è un “atto di carità”.
Il Superiore generale Sua Ecc. Mons. Bernard Fellay ha scritto, nella lettera alla Fraternità San Pio X, che tale atto è frutto dell’ardente preghiera del Rosario alla Beata Vergine di Lourdes, e ha riaffermato la fede nella Chiesa cattolica romana e l’obbedienza al Papa.
Soprattutto si rifletta sul fatto che l’itinerario che ha portato all’abrogazione della scomunica è gradito a Dio che ci perdona quando ci perdoniamo l’un altro; in tale spirito evangelico, non può non essere apprezzato da tutti i veri cattolici, nel mondo intero, come espressione di riconciliazione e come invito a proseguire, in carità reciproca, il dialogo che porterà, con l’aiuto di Dio, a vivere nella piena comunione di fede, di concordia fraterna e di vita sacramentale che c’era prima dello scisma.
Si mettano da parte, una volta per tutte, le letture “politiche” della comunione ecclesiale che vorrebbe dividere il Corpo di Cristo in tradizionalisti e progressisti. Si lasci questo al mondo. Noi siamo di Cristo. Non cerchiamo forse il dialogo e la riconciliazione ? O facciamo gli ecumenici a corrente alternata ? (Agenzia Fides 29/1/2009; righe 49, parole 598)


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