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2003-04-02

AFRICA/COSTA D’AVORIO - LE GUERRE TACIUTE. LE PESANTI CONSEGUENZE ECONOMICHE DELLA GUERRA CIVILE NEL RACCONTO DI UN MISSIONARIO.

Abidjan (Agenzia Fides)- “È una catastrofe economica per la Costa d'Avorio e i paesi limitrofi che si fa sentire soprattutto tra la povera gente”, scrive da Abidjan P. Lionello Melchiori, missionario della Società dei Missionari d’Africa. “I contadini del Nord non possono più vendere i loro prodotti al sud; nelle zone occupate dai ribelli i prodotti di prima necessità e i medicinali arrivano col contagocce e a prezzi molto più alti perché i camion che le trasportano devono fare il doppio della strada, avendo i ribelli bloccato le vie più dirette. Le banche sono chiuse nelle zone occupate dai ribelli, mentre i funzionari dello stato sono senza lavoro (amministratori,maestri, professori ecc.)”
“Ad Abidjan, capitale economica,” continua P. Lionello “le industrie sono chiuse e le poche ancora aperte girano al rallentatore, come pure il porto, il più importante per tutta questa porzione dell'Africa. Si calcola che circa 200.000 persone sono state o dovranno essere licenziate se nel corso del mese di marzo se la situazione non si sbloccherà. Le grandi istituzioni amministrative dell'Africa Occidentale, come la BAD (Banca Africana per lo Sviluppo), stanno spostando le loro sedi altrove, con grave danno di immagine per la Costa d'Avorio. In Africa una persona che lavora mantiene mediamente una decina di membri della sua famiglia: il calcolo di chi soffrirà la fame è presto fatto! Ciò che preoccupa particolarmente è la situazione dell'Ovest, dove uno dei tre movimenti ribelli continua ad uccidere e fare “tabula rasa”, prendendo tutto ciò che i liberiani, da loro assoldati, possono portare in Liberia. I contadini non possono più lavorare i loro campi e l'anno prossimo non ci sarà più niente da mangiare. La guerra ha portato a un disastro umanitario”.
P. Melchiori esprime preoccupazione per il conflitto etnico, che già acceso all’ovest, può estendersi al resto del paese: “La divisione tra la popolazione del nord e del sud presenta fenomeni preoccupanti con la rinascita del tribalismo: sfiducia e sospetto dell'altro che non è della stessa etnia denuncie arbitrarie, regolamento di conti per semplici quisquiglie, lo straniero visto come un possibile avversario e considerato la causa della situazione di crisi e di guerra, unico capro espiatorio da abbattere”. (L.M) (Agenzia Fides 2/4/2003 righe 29 parole 380)

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