AMERICA/HAITI - Ancora incertezza ad Haiti dopo la partenza di Aristide. La testimonianza del responsabile locale dell’AVSI

lunedì, 1 marzo 2004

Porta au Prince (Agenzia Fides)- “La voce sempre più insistente aveva iniziato a girare verso mezzanotte tra sabato e domenica” riferisce all’Agenzia Fides Carlo Maria Zorzi rappresentante ad Haiti dell’AVSI (Associazione di Volontariato per lo Sviluppo Internazionale. “ Aristide ha deciso verso le quattro del mattino del 29 febbraio e ha firmato le sue dimissioni alle 6 -motivandole come necessarie per evitare un bagno di sangue- prima di salire su un auto scortata dai marines americani che lo ha condotto all’aeroporto. Oltre a sua moglie, Aristide è partito con 41 persone del suo entourage ; è atterrato all’aeroporto militare di Santo Domingo per poi dirigersi verso il Marocco che però gli ha rifiutato l’asilo politico. Il jet ha fatto scalo ad Antigua per rifornimento e solo nella serata di domenica si è saputo che Panama gli aveva concesso l’asilo politico provvisorio”.
Ecco il racconto inviato a Fides da Zorzi: “La partenza di Aristide è tinta di giallo quindi perché stranamente l’ex presidente non avrebbe pianificato per tempo la sua uscita di scena. Rimane il mistero anche attorno al nuovo Presidente della Repubblica ad interim, che, come vuole la Costituzione si tratta di Boniface Alexandre, Presidente della Corte di Cassazione. Secondo alcune voci pare che abbia già firmato l’accettazione del suo incarico ma non ancora giurato, altre sostengono che abbia già anche giurato. Certo è che di pubblico non vi è stato nulla, nessun discorso programmatico e nessun documento ufficiale è uscito dal palazzo nazionale. Il che ha creato un pericolo vuoto di potere. Il Primo Ministro ha tenuto una conferenza stampa domenica mattina alle 10 per annunciare ufficialmente le dimissioni di Aristide ed era accompagnato da Boniface Alexandre che ha lanciato un appello alla calma. I sostenitori di Aristide non hanno apprezzato la sua uscita di scena e si sono lasciati andare a distruzioni, saccheggi e atti di violenza. Secondo bilanci ancora sommari vi sono stati almeno 4 morti trovati a Port au Prince a fine giornata, è stato saccheggiato il Ministero dell’Agricoltura, la facoltà di Agronomia, e sono state svaligiate banche, fabbriche, imprese e negozi, distrutte le redazioni di alcune radio e di una televisione, svuotate ed incendiate molte case private.
Caos, anarchia, disordine hanno regnato per tutto il giorno in una capitale in mano ancora una volta alle bande armate. Tre Commissari di Polizia hanno firmato un documento in cui hanno chiesto ai poliziotti di vestire l’uniforme con tanto di carta di riconoscimento e di rientrare nei commissariati e riprendere servizio per la difesa della popolazione e il ristabilimento dell’ordine. A fatica, prima di sera la polizia era riuscita a imporre il coprifuoco dalle 18 alle 6 del mattino.
Mentre scriviamo due Hercules americani sono già atterrati all’aeroporto di Port au Prince e per domani si attende di vedere il dispiegamento di un primo contingente americano. La Francia dovrebbe inviare 1.500 uomini. Sono arrivati ad Haiti anche militari brasiliani a difesa della propria ambasciata e di tutti gli stranieri latino americani residenti in questo Paese. Quanto ai ribelli hanno promesso di entrare a Port au Prince questa notte o al più tardi domattina. Non avrebbero più ragione di combattere dato che l’obiettivo della cacciata del Presidente è stato raggiunto. Si temono degli scontri con le bande armate che oggi hanno tenuto in scacco la capitale e il dispiegamento dei marines avrebbe lo scopo di dissuadere ogni atto di guerra e guerriglia nei prossimi giorni.. Forse ci si avvia alla normalizzazione, non senza difficoltà, di Haiti malgrado che il suono delle armi automatiche si faccia ancora sentire in queste ore di coprifuoco Essere rimasti sul posto con la nostra presenza in questi momenti così difficili, senza eroismi ma con il dovuto realismo che la situazione impone, trova il suo senso più alto proprio nella determinazione all’impegno costante e continuo in favore delle popolazioni più vulnerabili con progetti di urgenza e di sviluppo. Continuiamo a prepararci per metterli in atto appena la situazione ci consentirà quel minimo di sicurezza necessaria per poter operare. L’attesa non dovrebbe essere più tanto lunga”. (L.M.) (Agenzia Fides 1/3/2004, righe 50 parole 692)


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