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Africa

2003-04-30

AFRICA/KENYA - DOPO 40 ANNI SI DIBATTE SUI TRIBUNALI ISLAMICI: CRISTIANI, MUSULMANI, HINDU E CULTI TRADIZIONALI RIUNITI PER UN ACCORDO

Nairobi (Agenzia Fides)- Continua il processo di revisione costituzionale in Kenya. A Nairobi sono riuniti 600 delegati della Conferenza nazionale costituzionale che dovranno riscrivere il testo della Carta. Tra questi vi sono anche rappresentanti delle diverse religioni: cristiani delle diverse confessione (tra cui 3 Vescovi cattolici), musulmani, hindu e culti tradizionali africani.
Uno dei temi in discussione è il rafforzamento del ruolo delle corti islamiche (“Kadhi”) competenti a giudicare materie quali matrimonio, divorzio e diritti ereditari dei cittadini di fede islamica. I cristiani hanno sollevato diverse obiezioni sostenendo che lo Stato deve essere laico e non vi devono essere corti separate per una parte dei cittadini.
“La questione sollevata dai rappresentanti cristiani è reale” dice una fonte della Chiesa locale contatta dall’Agenzia Fides “ma questo non deve far dimenticare che esiste già un accordo tra cristiani e musulmani sulle linee di fondo della nuova costituzione. Nei due anni di vita della Conferenza Nazionale Costituzionale i rappresentanti cristiani e musulmani hanno sempre trovato un accordo e penso che anche questa volta sia possibile superare le difficoltà, con pazienza e rispetto reciproco”.
Le corti islamiche sono già riconosciute dalla vecchia costituzione in base ad un trattato del 1963, con il quale lo Zanzibar cedeva al Kenya una striscia di costa di 10 miglia, abitata in prevalenza da musulmani. Il Kenya si era impegnato a rispettare i diritti e il sistema di credenze di queste popolazioni.
In base a questo trattato è stato introdotto nella Costituzione del Kenya il seguente articolo: “La giurisdizione della Corte Kadhi si estende a questioni attinenti la legge islamica riguardanti lo statuto personale, il matrimonio, divorzio ed eredità in procedimenti nei quali tutte le parti professino la religione islamica”.
I cristiani dicono che a 40 anni di distanza dal qual trattato non vi sono più ragioni che giustificano il mantenimento di una corte separata per i musulmani, e che quindi la nuova costituzione dovrebbe abolire il riconoscimento dei tribunali islamici. (L.M.) (Agenzia Fides 30/3/2003 righe 32 parole 351)

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