EUROPA/ITALIA - LA PECULIARITA’ DEL CATTOLICESIMO ITALIANO RISPETTO AGLI ALTRI PAESI EUROPEI: CONCLUSO IL CONVEGNO DI ASSISI

lunedì, 27 ottobre 2003

Assisi (Agenzia Fides) – Dai lavori del Convegno “Il cattolicesimo italiano dal 1958 ad oggi”, svoltosi dal 23 al 25 ottobre presso il Sacro Convento di Assisi (promosso da Università cattolica del Sacro Cuore, Università degli studi di Milano, Università di Roma tre, Università per stranieri di Perugia, Università di Salerno, Università di Bari, Università di Cagliari, Istituto Luigi Sturzo) è emersa, nella comparazione con il cattolicesimo dei diversi Paesi europei, la “eccezione cattolica italiana”. Messa in rilievo dallo storico lionese Jean-Dominique Durand, tale eccezione consiste anzitutto nella presenza di un modello italiano di “laicità”, pragmatico e ben differente dal modello ideologico francese, che ha portato i cattolici a rivestire un ruolo nella società e nella cultura, e ad assumere una presenza sociale – in maniera diretta e indiretta – che non ha uguali nella variegata realtà europea.
Il ruolo di Roma, la presenza del Papato, la validità del Concordato, l’incidenza del più forte e compatto partito democratico cattolico, costituiscono alcune specificità del caso italiano. Nelle tavole rotonde di Assisi si sono studiati motivi e caratteri della specificità italiana. I Vescovi, la Cei, la Parrocchia, i nuovi Movimenti ecclesiali, l’Azione cattolica, il clero, i religiosi, la spiritualità, il ruolo delle donne, la religiosità popolare, il dissenso cattolico, sono stati riconsiderati nelle relazioni degli storici presenti ad Assisi, come altrettanti protagonisti della Storia contemporanea italiana. Il rapporto tra mondo cattolico e tradizioni politiche, mondo economico e delle comunicazioni, intellettuali, terzomondismo, figurano anch’essi tra i temi affrontati.
Un cattolicesimo passato attraverso la ricezione del Concilio, la secolarizzazione, che non propone più una dottrina onnisciente e onnicomprensiva, è tornato ad essere un cattolicesimo di testimonianza, come provano i 91 italiani “nuovi martiri”, uccisi in patria e nel mondo a causa del loro impegno cristiano dal 1958 al 2000, come si evince dai dati forniti da Adriano Roccucci, dell’Università di Roma Tre, già membro della Commissione vaticana che raccolse, in occasione del Giubileo, più di 13.000 schede relative ad altrettante donne e uomini morti nel ‘900 a causa della fede.
Esiste un “caso religioso italiano”, ha affermato Andrea Riccardi nell’intervento conclusivo del Convegno. E’ la vicenda di un cattolicesimo estremamente plurale, ricco di soggetti e identità, che “non si esaurisce nel cattolicesimo politico incarnato dall’esperienza democristiana” (A. Giovagnoli), e che negli ultimi cinquant’anni ha conosciuto un susseguirsi di crisi. La crisi – ha affermato Riccardi – può considerarsi condizione permanente di vita del cattolicesimo italiano: tra sfida del comunismo, secolarizzazione, “dissenso” cattolico, scristianizzazione. Eppure – come gli studi presentati ad Assisi hanno dimostrato – proprio tale crisi e tali sfide hanno avuto un effetto a lungo termine positivo e vivificante. Altre realtà europee di cattolicesimo, come lo spagnolo durante il fascismo, o il protestantesimo in posizione di monopolio statale nel nord Europa, hanno conosciuto dagli anni ’70 una crisi grave. (S.L.) (Agenzia Fides 27/10/2003 – Righe 38, Parole 475)


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