VATICANO - Cammino di preghiera per la Quaresima - L’Atto di Dolore (X)

mercoledì, 28 marzo 2007

Città del Vaticano (Agenzia Fides) - La Confessione - «…Questo mio figlio era morto ed è tornato in vita» esclama il Padre del Figliol Prodigo al ritorno del figlio che gli confessa il suo peccato (Luca 15, 24). Abbiamo visto che il peccato non è una semplice offesa che si cancella, come si cancella una scritta dalla lavagna: distrugge, spoglia, annienta, separa soprattutto da Dio in una maniera umanamente irreparabile. Una sola Parola di Dio non bastava a togliere l’offesa. C’è stato bisogno che il Figlio di Dio s’incarnasse, prendendo la nostra carne del peccato, senza il peccato, e si umiliasse fino alla morte sulla Croce per noi peccatori. Ed è rimasto presente accanto a noi lungo tutti i secoli, per permettere ai peccatori che siamo di ritrovare la vita. L’opera di redenzione è un’opera meravigliosa nella quale si manifesta ancora di più l’Onnipotenza di Dio.
La liturgia della Messa Tridentina esprimeva questa meraviglia nella seconda preghiera dell’Offertorio: «Deux qui humanae substantiae dignitatem mirabiliter condisti et mirabilius reformasti» («Dio che aveva creato la dignità della natura umana in un modo ammirevole, e che l’ha ricreata in un modo più ammirevole ancora»). Questo ci permette di osare dire durante la Veglia Pasquale, nel Canto dell’Exultet: «O Felix culpa»: «Oh beata colpa»… Papa Giovanni Paolo II amava ricordare: «Dio non è felice se non quando può perdonare perché è allora che ci mostra il suo amore disinteressato ».
Ma Sant’Agostino, dapprima grande peccatore, poi grande Dottore della Chiesa, ci avverte: «Dio che ti ha creato senza di te, non ti salverà senza di te», riprendendo in qualche modo San Paolo, che dichiarava: «… completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo…» (Colossesi 1, 24b). La confessione del Figlio Prodigo, il riconoscimento della sua miseria è la condizione necessaria del suo ritorno alla vita. È per questo che la Chiesa ha messo in quelli che si chiamano i “Comandamenti della Chiesa”, la necessità di confessarsi almeno a Pasqua. Ed il Catechismo della Chiesa Cattolica non ha cambiato nulla: «Confessare i propri peccati almeno una volta all’anno» (Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica, i Cinque Precetti della Chiesa, 2), «Tutti i tuoi peccati confesserai almeno una volta all’anno», come si diceva una volta. (Continua) (J.M.) (Agenzia Fides 28/3/2007, righe 26, parole 380)


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