VATICANO - Cammino di preghiera per la Quaresima - L’Atto di Dolore (V)

giovedì, 22 marzo 2007

Città del Vaticano (Agenzia Fides) - Dio Creatore e Padre dà un comandamento ai suoi figli - Dopo aver creato l’uomo a sua immagine e somiglianza (Genesi 1, 26), Dio lo colloca nel Giardino dell’Eden, e fa visita ai suoi figli passeggiando «nel giardino alla brezza del giorno» (Genesi 2, 8) per intrattenersi con loro. Creatore, ma Padre, non può disinteressarsi dei suoi figli e dà loro istruzioni per rispettare l’ordine che ha messo nel mondo e nell’uomo, li mette in guardia sui pericoli che può comportare il fatto di vivere in un mondo puramente materiale, dal momento che sono corpo ed anima, corpo e spirito («…soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente», letteralmente un’anima vivente, come sottolineava Padre Trinquet, eminente biblista - Genesi 2, 7b).
Ancora, nella sua sollecitudine di Padre, gli da questo comandamento, il primo della storia dell’umanità: «Il Signore Dio diede questo comando all’uomo - Tu potrai mangiare di tutti gli alberi del giardino, ma dell’albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiare, perché, quando tu ne mangiassi, certamente moriresti» (Genesi 2, 16-17).
Conosciamo tutti il seguito: la tentazione del Serpente-Demonio, la caduta e quindi il primo peccato e le sue conseguenze, la morte («polvere tu sei e in polvere ritornerai» - Genesi 3, 19b). E l’uomo viene cacciato dal Paradiso Terrestre: «Scacciò l’uomo» (versetto 24a) e gli interdisse per sempre la via all’albero della vita (versetto 23).
L’uomo non ha seguito il comandamento dato da Dio: d’ora in poi, per colpa sua e del suo orgoglio, conoscerà la miseria, poiché ha preteso di farsi uguale a Dio volendo appropriarsi del privilegio che appartiene a Dio soltanto, che è il Creatore: la facoltà di decidere da solo ciò che è bene e ciò che è male, e di agire di conseguenza, una rivendicazione di autonomia morale, tramite la quale l’uomo rinnega il suo stato di creatura. «…Diventereste come Dio, conoscendo il bene e il male» aveva dichiarato il Serpente maledetto (Genesi 3, 4c), «il perverso e l’immondo» come noi cantavamo nel canto di professione della fede, nel momento del rinnovo delle promesse del nostro Battesimo (« allora si aprirono gli occhi di tutti e due e si accorsero di essere nudi»).
«Si, Dio ha creato l’uomo incorruttibile, ne ha fatto una immagine della sua stessa natura; è per l’invidia del Diavolo che la morte è entrata nel mondo: ne faranno l’esperienza coloro i quali vi appartengono» (Sapienza 2, 23-24). Grandezza e decadenza… ma situazione quanto attuale, quanto terribile e inquietante… «Domine, usquequo»: Signore, fino a quando? (Continua) (J.M.) (Agenzia Fides 22/3/2007, righe 30, parole 435)


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