VATICANO - Cammino di preghiera per la Quaresima - L’Atto di Dolore (IV)

mercoledì, 21 marzo 2007

Città del Vaticano (Agenzia Fides) - «Mio Dio», «Patrem Immensae Majestatis»: la Santa Chiesa proclama la tua gloria, Padre di Infinita Maestà, cantiamo nel Te Deum. Ed è indispensabile ricordarsene, sapere a chi ci rivolgiamo, malgrado l’intimità che Egli si è degnato, nel suo Amore infinito, di stabilire tra Lui e noi… Il Nuovo Testamento non eclissa in nulla l’Antico Testamento. È lo stesso Dio che si è manifestato in duemila anni, da Abramo a Gesù: «chi mi ha visto, ha visto il Padre» (Giovanni 14, 9b).
È indispensabile riprendere alcuni passaggi dell’Antico Testamento e non dimenticarli mai nei nostri intimi rapporti con Dio, e a maggior ragione quando “giochiamo” al Figlio Prodigo, quando osiamo disprezzare o non seguire i consigli di un Padre Infinitamente Buono… quando introduciamo il disordine là dove Egli ha creato tutto in ordine: «Dio vide che era cosa buona» (Genesi 1 pss.)
Il sogno di Giacobbe - Giacobbe, figlio d’Isacco, fece un sogno: una scala poggiava sulla terra, mentre la sua cima raggiungeva il cielo; ed ecco gli angeli di Dio salivano e scendevano su di essa. Ecco il Signore gli stava davanti… (Genesi 28, 12). Allora Giacobbe si svegliò dal sonno e disse: «Certo, il Signore è in questo luogo e io non lo sapevo». Ebbe timore e disse: «quanto è terribile questo luogo! Questa è proprio la casa di Dio, questa è la porta del cielo» (Genesi 28, 16-17).
Il roveto ardente - Ora Mosè stava pascolando il gregge e arrivò al monte di Dio, l’Oreb. L’angelo del Signore gli apparve in una fiamma di fuoco in mezzo a un roveto. Egli guardò ed ecco : il roveto ardeva nel fuoco, ma quel roveto non si consumava «Esodo 3, 2). Mosè si avvicinò per guardare meglio «questo grande spettacolo» (versetto 3b), ma Dio lo interrompe con queste parole: «Non avvicinarti! Togliti i sandali dai piedi, perché il luogo sul quale tu stai è una terra santa!...» Mosè allora si velò il viso, perché aveva paura di guardare verso Dio (versetto 5, 6b).
La visione di Isaia nel Tempio di Gerusalemme - «Io vidi il Signore seduto su un trono alto e levato; i lembi del suo manto riempivano il tempio. Attorno a lui stavano dei serafini… Proclamavano l’uno all’altro: Santo, Santo, Santo è il Signore degli eserciti. Tutta la terra è piena della sua gloria. (Isaia 6, 1b, 2a, 3). Ed Isaia scopre allora di essere «un uomo dalla labbra impure» (versetto 5c).
Come diciamo nel “Gloria Patri…”: «sicut erat in principio et nunc et semper», è lo stesso, in principio, ora e sempre, nei secoli dei secoli. (Continua) (J.M.) (Agenzia Fides 21/3/2007, righe 30, parole 440)


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