VATICANO - Le preghiere del cristiano in tutte le lingue: francese - Le radici cristiane dei Popoli d’Europa

mercoledì, 25 ottobre 2006

Città del Vaticano (Agenzia Fides) - Quasi sempre un mistero avvolge le profonde trasformazioni che si compiono nella vita spirituale dei popoli. La scomparsa della lingua gallica ed il subentro del latino popolare ne sono state un esempio; l’evangelizzazione della Gallia ne è un altro, ancora più commovente, giacché la conversione alla religione di Cristo ne ha determinato tutto il futuro religioso.
Un documento, che è allo stesso tempo una testimonianza irrecusabile, inaugura magnificamente questa storia: la lettera dei servi di Cristo, stabilitisi a Vienna e Lione, ai loro fratelli dell’Asia e della Frigia, che Eusebio ha inserito nella sua Storia ecclesiastica. È il racconto del martirio che fu infitto nel 177, sotto il regno di Marco Aurelio, a diversi cristiani delle due città del Rodano: Pothin, anziano di oltre novant’anni, primo Vescovo di Lione; Santus, diacono della Chiesa di Vienna; Maturus, semplice neofita; Attale, originario di Pergamo; Pontius, giovane adolescente di quindici anni; e Blandine, schiava. Il furore dei carnefici si accanì con inesorabile crudeltà su quest’ultima, tanto che i pagani stessi confessarono che mai, tra di loro, una donna aveva sopportato tormenti così numerosi e duri. L’autore della lettera ha saputo descrivere con termini indimenticabili il coraggio e l’inflessibile tenacia di Blandine.
“In essa Cristo mostrò che ciò che è semplice, senza bellezza e disprezzabile agli occhi degli uomini, è giudicato degno di una grande gloria presso Dio, grazie all’amore che abbiamo per Lui, amore che si manifesta nella forza e non si accontenta di una vana apparenza. Temevamo tutti infatti… che Blandine non potesse confessare liberamente la sua fede a causa della debolezza del suo corpo. Ma ella fu riempita da una tale forza da sfinire e interrompere i carnefici che si alternavano per subissarla di ogni tipo di tortura, dal mattino fino alla sera; confessarono di essere stati vinti, non avendo più niente da farle; si stupivano che respirasse ancora, tanto il suo corpo era stato straziato e perforato; …ma la beata, come un generoso atleta, ringiovaniva nella confessione, era per lei un rinnovamento delle forze, un riposo e una fine delle sofferenze sopportate, dicendo: «Sono cristiana ed in noi non c’è nulla di male».”
Dopo questo ammirevole racconto per più di un secolo scende un silenzio quasi totale sul progresso della nuova religione. Si dice che il vecchio Vescovo di Lione, Pothin, abbia trovato un degno successore in Sant’Ireneo (178-202), che è stato un teologo eminente ed un polemista temuto dai gnostici.
Gregorio di Tours (Vescovo di Tours dal 573 al 594) ha fornito un documento decisivo sull’Evangelizzazione della Gallia, anche se ha scritto più di trecento anni dopo questi avvenimenti. Racconta che sette uomini furono inviati sotto i Consoli Decio e Grat (250) per predicare il Vangelo: Gatien diretto a Tours, Trophim ad Arles, Paolo a Narbona, Saturnino a Tolosa, Dionisio a Parigi, Austrémoine a Clermont, Martial a Limoges. Rimane il fatto che ancora ai tempi di Gregorio di Tours, malgrado il gusto per il meraviglioso che regnava allora, ci si atteneva alla leale constatazione fatta due secoli prima dallo storico di San Martino, Sul pizio Severo: la religione di Dio è stata adottata tardi al di là delle Alpi.
Malgrado la mancanza di testimonianze è plausibile supporre che il cristianesimo sia stato introdotto in Gallia dagli Orientali e dai Greci, che sono sbarcati sulla costa mediterranea portando il Vangelo. La Buona Novella è penetrata nel paese risalendo il Rodano. Per più di un secolo Lione è rimasta il principale centro cristiano, ed il Vescovo di Lione, il Capo della giovane Chiesa. Può darsi che alcune sedi episcopali siano state create dalla fine del III° secolo, quelle citate da Gregorio di Tours, forse anche quelle di Reims e di Treviri. L’ostilità dei poteri pubblici, la lingua greca parlata dai primi proseliti e la loro condizione di stranieri, hanno rallentato la diffusione del cristianesimo in Gallia. E non sarà accelerata se non alla fine del IV secolo, dopo l’editto di Milano.
Ma la pietà popolare e la tradizione popolare hanno saputo compensare questa assenza di documenti con racconti che hanno avvolto il passato religioso del paese. Uno dei racconti più graziosi è quello che ha condotto Marta, Maria Maddalena e Lazzaro sulle coste della Provenza. Cacciati dalla Palestina, sarebbero sbarcati su di una zattera vicino alle “Sante Marie del Mare”, con la sorella della Vergine Maria, Giacobbe e la loro schiava nera, Sara. La pietà popolare ha fatto suo questo racconto, e oggi esiste ancora la tradizione alla quale dobbiamo la chiesa delle “Sante Marie delle Mare”.
Il grande evangelizzatore della Gallia fu senza alcun dubbio San Martino. San Martino nasce intorno al 316 in Alta Pannonia, l’attuale Ungheria; figlio di un ufficiale romano, si arruola a 15 anni nella cavalleria imperiale romana. La condivisione del suo vestito con un altro povero mendicante, e la visione celeste che lo conduce al battesimo, sono celebri. Lasciata l’armata, si pone sotto la direzione di Sant’Ilario, il Vescovo di Poitiers. Dopo aver vissuto 10 anni da eremita, fonda il primo monastero della Gallia a Ligugé, vicino Tours. Nominato Vescovo di Tours nel 372, fonda un centro monastico a Marmoutier, dove passa il suo tempo libero governando con zelo la sua Diocesi. È il Vescovo che per primo evangelizza le campagne, creando chiese ovunque. Muore l’8 novembre 397. Numerosissime chiese sono dedicate a San Martino.
La Francia diventa ufficialmente cristiana con la conversione di Clodoveo, Re dei Franchi, che aveva sposato una cristiana cattolica col nome di Clotilde. Si converte con i suoi soldati alla fede di Niceo, in ringraziamento per la vittoria di Tolbiac nel 496. Clodoveo aveva fatto voto di convertirsi al Cristianesimo seguendo così sua moglie Clotilde, se Gesù, che sua moglie proclamava Figlio del Dio vivente, gli avesse accordato la vittoria: «Dio di Clotilde, se mi dai la vittoria, mi faccio cristiano». Gli accordò la vittoria. Venne battezzato nel Natale del 496 da San Dionigi Vescovo di Reims, il quale gli dice: «piega la testa fiero Sicambro, adora ciò che hai bruciato e brucia ciò che hai adorato».
Nel campo missionario, la Francia è stata la culla di numerosissime Congregazioni ed Istituti Missionari, di uomini e di donne, la cui lista sarebbe troppo lunga da enumerare. È ugualmente in Francia che sono state fondate tre delle quattro Pontificie Opere Missionarie: l’Opera della Propagazione della Fede con Paolina Jaricot a Lione nel 1822, l’Opera di San Pietro Apostolo fondata dalle signore Bigard a Caen nel 1889, e la Santa Infanzia fondata nel 1843 da Monsignor di Forbin Janson, Vescovo di Nancy in Francia. (J.M.) (Agenzia Fides 11/10/2006, righe 75, parole 1.093)


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